Carrara Ventuno cave su 48 non sono vicine a raggiungere l’obiettivo del 50% della filiera; e per queste, la sindaca Serena Arrighi, è pronta ad aprire “un approfondimento con l’obiettivo di comprendere se ci siano degli strumenti e dei correttivi da mettere in campo per permettere a tutti di raggiungere la soglia del 50 per cento”. Ma andiamo con ordine. Sono 48 le cave chiamate a raggiungere nel primo biennio della “nuova era” del lapideo carrarese, cioé l’applicazione concreta della legge regionale 35 del 2015, il traguardo della lavorazione in loco del 50% dei prodotti estratti; per altre 17, le cave con certificazione Emas (che consente un biennio in più di concessione), il “censimento” sulla filiera nel biennio è iniziato dal 1° novembre del 2025. Come emerso durante la presentazione ufficiale del 2° rapporto “Osservatorio Marmo”, nel pomeriggio di mercoledì 14 gennaio 2026 alla Camera di Commercio di fronte a un buon numero di imprenditori e rappresentanti politici (fra i quali il neo presidente della Provincia Roberto Valettini e il neo consigliere regionale Gianni Lorenzetti), di queste 48 cave, 15 hanno già raggiunto l’obiettivo; 12 sono vicine, perché manca meno del 10% di lavorazione per centrare il traguardo, ma ci sono ben 21 cave alle quali manca più del 10% per raggiungere l’obiettivo del 50% della filiera. Come ha spiegato il dirigente comunale ai settori marmo e ambiente Giuseppe Bruschi, i dati forniti sono aggiornati al 19 gennaio 2025; il biennio preso in considerazione è partito il 1 novembre 2023 e si è concluso il 31 ottobre 2025, ma le imprese hanno tempo fino al 30 aprile per segnalare la lavorazione di quanto escavato fino al 31 ottobre 2025. Nel biennio sono transitate 746.059 tonnellate, da lavorare in loco sarebbero 255.765 (sono escluse come detto i marmi da cave Emas oltre ovviamente quelli da beni estimati), ne risultano già lavorate 194.119, ne mancano 85.349; la somma è asimmetrica perché, ha spiegato Bruschi, ci sono cave che hanno superato il 50%.

Il dottor Bruschi ha poi fornito anche altri dati, che approfondiremo in altri articoli. Adesso ci fermiamo a questi punti, perché significativi e inevitabilmente al centro dell’attenzione, perché ripropongono un tema chiave: ovvero che nei nostri bacini marmiferi ci sono come noto realtà ben diverse. Ovvero, un gruppo di cave con prodotti ad alto o altissimo valore aggiunto, e che come prevedibile non hanno alcuna difficoltà a rispettare i parametri, ed altre che invece fanno fatica.

https://www.brandcarrara.it/carrara-cresce-la-lavorazione-del-marmo-diminuisce-lestrazione-dei-blocchi-ai-mini-da-50-anni-ecco-i-dati-dellosservatorio/

La sindaca Serena Arrighi, nelle conclusioni dell’interessante presentazione pubblica (anticipata al mattino alla stampa e di cui abbiamo già scritto), insieme ad altre riflessioni che poi riproporremo (sul tema faremo una serie di articoli), ha sottolineato anche questo problema. Ha affermato fra l’altro, ricordando che il primo dato è quello che il 2° rapporto segnala come ci sia sempre più lavorazione e meno estrazione (600mila tonnellate nel 2025, minimo storico dal 1976, ndr).

Ha osservato la prima cittadina: “I dati di oggi sono frutto di questo lungo e complesso lavoro che sta iniziando a dare i primi importanti frutti. La lavorazione cresce e con essa non solo le ricadute sul territorio, ma anche il valore stesso della produzione, mentre a calare è solo la quantità di materiale portato a valle. La strada intrapresa è quella giusta, ma siamo consapevoli che ci sia ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda le ricadute occupazionali dove, comunque, è bene sottolineare la crescita del lavoro tra gli under 29”. E ancora: “I numeri che sono stati presentati oggi testimoniano come si sia ormai innescato in maniera diffusa un percorso virtuoso che porta le aziende a investire in maniera importante su tecnologie e innovazione per aumentare la lavorazione in loco. Tutto ciò comporta, necessariamente, tempi medio-lunghi per avere un ritorno in termini di occupazione, ma siamo certi che questo continuerà a crescere perché si tratta di investimenti per il futuro. La riflessione da fare in questo caso è semmai perché questo tipo di programmazione non sia cominciata prima. Forse, verrebbe da dire, c’è chi tra le imprese si sarebbe aspettato scorciatoie o sconti da questa amministrazione. Noi di sconti non ne abbiamo mai fatti e le scorciatoie le lasciamo ad altri, in compenso siamo sempre pronti a sostenere con tutti i mezzi chi lavora e si impegna per il nostro territorio”.
Ed eccoci al punto: “E’ per questo che analizzando questi dati non possiamo esimerci da un’altra importante considerazione. Grazie al lavoro di questo osservatorio, dei primi dati sulla tracciabilità e delle tante riforme messe in campo in questi anni si sta ormai formando un quadro sempre più preciso e dettagliato dell’intero settore lapideo carrarino. Un settore florido, dove però troviamo situazioni molto diverse tra le singole cave.
Fin dal 2015 uno dei principali punti contestati dalle aziende della legge regionale è sempre stata la soglia minima del 50 per cento di lavorazione in loco. Ricordo ancora riunioni infuocate nelle quali si evocava da parte di alcuni industriali questa cifra come uno spauracchio irraggiungibile, senza tuttavia portare numeri a sostegno delle proprie tesi.
Oggi non solo questi dati cominciano a prendere forma, ma i numeri di questo rapporto testimoniano come l’impianto della legge regionale sia corretto e lungimirante. Non possiamo tuttavia ignorare come ci siano delle realtà che soffrono più di altre. Sfogliando le tabelle vediamo come ci siano cave che non hanno difficoltà a superare il 50 per cento di lavorazione in loco, altre che vi si avvicinano in maniera sostanziale e che è facile immaginare potranno raggiungere presto questa soglia, non manca però anche chi è ancora lontano. I motivi di queste difficoltà vanno analizzati e capiti. Se da più di 2mila anni il marmo di Carrara è…il marmo di Carrara lo deve alla sua unicità, alle sue tante qualità, alle sue mille sfumature, macchie e conformazioni. Ogni bacino, ogni cava, ogni bancata è diversa l’una dall’altra e per questo crediamo che ognuna meriti un approfondimento con l’obiettivo di comprendere se ci siano degli strumenti e dei correttivi da mettere in campo per permettere a tutti di raggiungere la soglia del 50 per cento”. E ha concluso la sindaca: “Lo spirito della legge regionale è chiaro: lavoro e occupazione. Ripartiamo da qui. I numeri di questo rapporto ci dicono che in questi anni è stato fatto tantissimo e che siamo sulla strada giusta. Proprio per dare continuità ai tanti obiettivi che abbiamo già raggiunto riflettiamo tutti insieme su come fare perché la legge 35/2015 costituisca un’opportunità per tutti continuando a essere un imprescindibile strumento di sviluppo per il nostro territorio, uno sviluppo che non può essere appannaggio di pochi imprenditori, ma che deve essere il più plurale possibile in un’ottica di una sempre crescente distribuzione delle ricadute sulla città”.

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Come detto, il 2° rapporto sull’Osservatorio Marmo merita altri articoli che faremo. Ma il tema delle cave a due velocità, fra realtà over the top ed altre che invece fanno fatica a raggiungere il 50%, entra con forza nel dibattito e c’è l’impegno della sindaca ad affrontarlo. Fra l’altro, altra notazione importante, la sindaca stessa a margine della presentazione alla stampa, aveva spiegato che a suo avviso i tempi sono maturi per riattivare il Tavolo del marmo, con imprese e sindacati. Potrebbe essere la sede deputata per ragionare anche di questo. (M.B.)


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