Carrara. Oltre 623 milioni di euro di materiale esportato nel 2024 con i lavorati che toccano quota 418 milioni certificando – sommando anche il contributo dei lavorati del granito – il sorpasso del distretto apuo-versiliese su quello veneto. A tutto ciò si aggiungano la crescita certificata di investimenti e occupazione giovanile mentre l’estrazione di blocchi tocca i minimi dagli anni ’70, a quota 600mila tonnellata (come nel 1976). Sono questi alcuni dei numeri più importanti registrati nel secondo report dell’Osservatorio del Marmo che è stato presentato oggi mercoledì 14 gennaio alla sede di Carrara della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, e anticipato in conferenza stampa a palazzo civico questa mattina. Lo studio, frutto della sinergia tra il Comune di Carrara, la Camera di Commercio, il Consorzio Zona Industriale Apuana e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il supporto dell’Istituto Studi e Ricerche, delinea – come si sottolinea in una nota –  una filiera che ha saputo reagire alle sfide globali con una strategia basata sulla qualità e su una solida struttura finanziaria, capace di generare valore anche in contesti macroeconomici incerti e mercati sempre più competitivi.

“I dati confortano rispetto agli indirizzi dettati dalla nuova legge e dal piano regionale delle cave – dice fra l’altro l’assessore regionale con delega alla Cave Leonardo Marras -. Il prelievo sostenibile e un incentivo alla lavorazione per consolidare una filiera territoriale sono ancora i nostri obiettivi. Tutto ciò dimostra che gli strumenti messi a disposizione dei Comuni, delle imprese e di tutto il mondo del lavoro nella filiera del lapideo stanno funzionando. Apriamo pure il dibattito sulle necessità di aggiornamento della nostra piattaforma di regolazione, sapendo però che abbiamo già una base molto solida su cui continuare a costruire il progetto di una filiera industriale sostenibile che intercetti il più alto valore aggiunto”.

E ha aggiunto: “Devo fare i complimenti all’amministrazione comunale per la scelta dell’applicazione della legge 35 con pervicacia e che si è dotata di un’attività di monitoraggio e controllo importante;  grazie anche al Consorzio Zona che sta diventando uno strumento davvero efficace. In merito ai dati, la legge è di dieci anni fa ma di fatto siamo partiti in era Covid con l’applicazione concreta, quindi all’inizio del 2026 francamente non mi sarei aspettato dei numeri così rilevanti, essendoci dati degli obiettivi così sfidanti come l’obbligo di raggiungere il 50%  dell’estratto lavorato nella filiera. Un risultato ragguardevole perché quello che vediamo è che una buona parte delle cave ha già raggiunto questo risultato e un’altra buona parte lo sta raggiungendo e di conseguenza il contesto ci dimostra che quell’obiettivo era realistico e sta producendo già una opera di trasformazione e di modernizzazione del sistema perché si pone l’obiettivo di incrociare il maggiore valore aggiunto possibile che questo distretto e queste attività possono dare al territorio. Quindi l’evoluzione chiaramente è anche valutare che cosa sta accadendo, sapere con grande realismo che siamo ancora che nella fase di prima applicazione quindi occorrerà anche aggiustarsi perché l’obiettivo è quello di portarci tutto il sistema a quel livello, e di farlo però con la condizione che abbiamo a disposizione una piattaforma regolatoria che ha una base solida, che sta producendo i risultati sperati, che diventiamo e torniamo ad essere uno dei punti più avanzati del settore a livello nazionale e internazionale,  e questo credo che sia una delle condizioni che già si osservano, e se la traguardiamo tra 10 anni probabilmente davvero caratterizzeranno in maniera molto marcata questo territorio rispetto al suo settore identitario; ecco  mi pare di capire che questo emerga dall’osservatorio, che è uno strumento straordinario di analisi perché oggettivato, perché mette al tavolino una serie di soggetti che sono in grado di guardare anche questi dati anche il senso critico quindi è uno strumento importantissimo anche di dialogo con il territorio”.

L’assessore Marras ha poi annunciato che ogni anno farà un punto di monitoraggio sul Piano regionale cave, ma “siccome il tema marmo all’interno di questo mondo  ha un peso specifico di grande rilievo ma è concentrato qui,  io dato il rigore dell’osservatorio mi sentirei quasi portato a dire che la sezione di quel monitoraggio annuale  generale della Toscana, lo facciamo qui in occasione della presentazione dell’osservatorio, magari invitando anche gli altri perché Carrara non è esaustiva di tutto il mondo del marmo, ma invitando anche gli altri a fare altrettanto e magari a convergere in questa organizzazione che sia molto utile”.

“I numeri di questo secondo rapporto confermano la straordinaria resilienza e la capacità di visione del nostro sistema imprenditoriale – aggiunge il Presidente della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, Valter Tamburini -. Il ritorno alla leadership nell’export di lavorati  non è un risultato casuale, ma il frutto di investimenti in tecnologia e innovazione che le nostre imprese hanno continuato a sostenere nonostante le turbolenze internazionali. Vedere che la redditività netta del marmo resta doppia rispetto alla media provinciale e che il settore continua ad attrarre giovani è il segnale più chiaro della salute della filiera. La Camera di Commercio continuerà a sostenere questo percorso, convinta che il binomio tra identità territoriale e avanguardia tecnologica sia la chiave per vincere le sfide della sostenibilità e della competitività globale”.

“Più lavorazione, meno estrazione: questi sono i dati che saltano per primi all’occhio guardando questo rapporto, ma in realtà questi sono solo l’aspetto più evidente di un autentico cambio di passo per l’intero settore ormai avviato da diversi anni – sottolinea la sindaca di Carrara Serena Arrighi -. Nel 2015 la legge regionale 35 ha indicato una strada da seguire e Carrara per prima ha saputo rispondere alla sfide che le venivano poste, l’abbiamo applicata con caparbietà senza prendere scorciatoie,  e a  ritagliarsi sempre di più un ruolo, come le compete per storia, tradizione e capacità, di leader e punto di riferimento. L’obiettivo della legge è la valorizzazione dell’escavazione, intesa come contenimento dell’escavazione e valorizzazione del materiale, e direi che i dati testimoniano assolutamente che questo risultato si è raggiunto e lo si sta raggiungendo sempre più. L’altro tema è la realizzazione della filiera in loco, e ci sono investimenti e risultati che dimostrano che si sta andando in quella direzione. Anno dopo anno abbiamo lavorato per portare definitivamente il comparto marmo nel terzo millennio e lo abbiamo fatto andando a stabilire regole certe e strumenti chiari. A Carrara in questi anni non solo sono state firmate convenzioni con tutte le imprese escavatrici, ma è stato approvato un nuovo disciplinare per la concessione degli agri marmiferi, è stata introdotta la tracciabilità dei materiali estratti ed è stato creato questo osservatorio sul marmo. I dati di oggi sono frutto di questo lungo e complesso lavoro che sta iniziando a dare i primi importanti frutti. La lavorazione cresce e con essa non solo le ricadute sul territorio, ma anche il valore stesso della produzione, mentre a calare è solo la quantità di materiale portato a valle. La strada intrapresa è quella giusta, ma siamo consapevoli che ci sia ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda le ricadute occupazionali”.

La sindaca ha sottolineato inoltre l’importanza strategica dell’Osservatorio Marmo, strumento “di chiarezza e trasparenza” e partendo dai dati “ha una sua oggettività intrinseca”. Anche la sindaca ha sottolineato l’importanza di aver superato Verona quanto ad export di lavorati. E ha sottolineato l’importanza dell’occupazione degli under 29, saliti a 336, il 10% del totale.

I DATI. Nel 2024, secondo i dati Istat, la provincia ha conquistato una quota di mercato pari al 31,1% del valore esportato di materiali lavorati a livello nazionale. Questa performance è stata raggiunta grazie ad un incremento del 12% nel valore delle esportazioni di marmo lavorato rispetto al 2023, raggiungendo i 418 milioni di euro. Se si considera anche il comparto del marmo grezzo, cresciuto dell’8% per un valore di 204 milioni di euro, il totale dell’export provinciale ha superato i 623 milioni di euro complessivi. Questo risultato in termini di valore si inserisce  in un contesto di forte contrazione dei volumi produttivi con l’estrazione dei blocchi che si è fermata a poco più di 600mila tonnellate,  livello più basso registrato dagli anni ’70 ad oggi.

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Per quanto riguarda in dettaglio il confronto con il distretto veneto, l’export del distretto apuano tra marmo e granito lavorato ha toccato quota 536 milioni di euro, il 31% del totale italiano, davanti al Veneto, che si è attestato sui 515 milioni.

Complessivamente il valore della filiera nel 2023 ha toccato quota 1,4 miliardi di euro. L’investimento medio per singola azienda ha raggiunto 1,7 milioni di euro: un valore elevato se confrontato con la media delle imprese della provincia, che si attesta sui 780 mila euro. In particolare, il comparto della lavorazione ha guidato questa tendenza con investimenti medi di 2,4 milioni (+3% rispetto al 2022). Nonostante una contrazione del fatturato medio pari al 7% nel 2023, la redditività rimane elevata: l’utile netto medio è passato da 287 mila a 240 mila euro, permettendo all’8,5% dei ricavi di trasformarsi in utile di esercizio, una capacità di generare reddito più che doppia rispetto alla media delle imprese provinciali. Un pilastro del distretto è la forte integrazione in gruppi d’impresa: il 43% degli addetti del settore, dato Istat 2023, opera in aziende appartenenti a un gruppo, incidenza quasi doppia rispetto al 22% della media provinciale. La governance rimane saldamente italiana: il 35% dei lavoratori della filiera fa capo a gruppi nazionali (con punte del 50% nell’estrattivo) contro l’8% di gruppi stranieri. Questa organizzazione favorisce una proiezione globale unica, con il 64% degli addetti impiegato in aziende esportatrici.

Gli addetti. Questa solidità patrimoniale si è tradotta in un aumento del numero di addetti che testimonia la resilienza della filiera.  Il settore si dimostra inoltre capace di attrarre i giovani: secondo Istat i lavoratori dipendenti tra i 15 e i 29 anni sono aumentati del 27,9% tra il 2015 e il 2023. Anche la presenza femminile nelle aziende ha segnato un progresso, raggiungendo le 552 unità nel 2023, con una crescita dell’8,2% rispetto al 2015. (M.B.)


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