
Carrara La città di Carrara restituisce finalmente alla luce una delle voci più intense e rigorose della propria tradizione scultorea del Novecento. Con l’inaugurazione della prima Mostra antologica dal titolo “Uno scultore del verismo romantico a Carrara tra due epoche 1800 – 1900”, allestita nella suggestiva e simbolica cornice della Compagnia Grande, del Battistero e dei locali attigui del Duomo di Sant’Andrea Apostolo, il territorio celebra il proprio figlio d’arte, Alterige Giorgi (Codena, 1885 – Carrara, 1970).


Un’esposizione di eccezionale valore filologico e documentario – resa possibile grazie al patrocinio di Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Provincia di Massa-Carrara, Comune di Carrara, Comune di Massa e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, e inaugurata alla presenza delle massime autorità cittadine, del presidente della Fondazione Enrico Isoppi e del curatore, il geom. Giampaolo Pezzica – che si configura come un vero e proprio viaggio emozionale tra fede, storia e materia.


L’Accademia, il magistero di Bistolfi e il rigore anatomico
Nato ai piedi delle cave da una famiglia di cavatori, Giorgi incarna perfettamente l’archetipo dello scultore cresciuto nel respiro del marmo. Formatosi alla Reale Accademia di Belle Arti di Carrara sotto l’influenza illuminante di Leonardo Bistolfi, di cui metabolizzà la grazia simbolista e il senso del modellato, il giovane Giorgi bruciò le tappe. Già nel 1908 sfiorò il trionfo al Concorso per il pensionato artistico nazionale con il bassorilievo Vita Campestre, meritandosi la grande medaglia d’oro con distintissima lode nonostante la celebre (e pittoresca) squalifica dovuta a una cartolina d’ispirazione ritrovata in tasca. Il suo percorso prosegue nel segno di una transizione stilistica complessa: dal realismo sociale agli ideali della classicità, splendidamente espressi ne I gladiatori alla Meta Sudante (1911) – opera premiata e conservata nella gipsoteca dell’Accademia carrarese – che lo accosta per tensione plastica e ricerca eroica dell’anatomia a figure del calibro di Arturo Dazzi.
Dalle grandi committenze nazionali alle radici apuane
L’apice della maturità artistica di Giorgi si intreccia indelebilmente con la grande storia e la memoria collettiva italiana. Suo è il celebre bassorilievo del 1918-1919 (Trionfo delle armi italiane) inserito nell’obelisco del Sacrario di Fagarè della Battaglia, il primo monumento ossario dedicato ai caduti del Piave, realizzato in collaborazione con i prestigiosi laboratori carraresi Berretta e Lazzerini. Un’opera dal destino drammatico – sfregiata e salvata miracolosamente dalle distruzioni naziste durante la Seconda guerra mondiale – che attesta il ruolo chiave di Giorgi nella scultura monumentale celebrativa del primo dopoguerra.
Ma la cifra più intima del maestro resta legata a doppio filo al territorio apuano. Dalla fontana con i quattro putti a Massa (1927) al monumento ai caduti della sua Codena, fino alle monumentali formelle in terracotta della Via Crucis realizzate nel 1960 per il Duomo di Carrara, Giorgi ha saputo coniugare la monumentalità pubblica con una profonda spiritualità devozionale, espressa anche nelle opere custodite nel cimitero monumentale di Marcognano.
Un percorso espositivo inedito
La mostra antologica riunisce molte opere inedite provenienti da collezioni private e dai nuclei ereditati dai parenti diretti del professore, offrendo al pubblico l’occasione irripetibile di rileggere l’intero arco creativo di un artista capace di attraversare i fermenti del Ventennio e la ricostruzione postbellica (testimoniata anche dal Busto a Giuseppe Mazzini donato da Carrara a Bari nel 1952) mantenendo intatta la propria coerenza stilistica e morale.
Un appuntamento imperdibile per riscoprire le radici culturali di una terra che ha fatto della scultura il proprio alfabeto identitario.
Dove: Battistero e locali attigui del Duomo di Sant’Andrea, Carrara. Quando: Tutti i giorni fino al 24 ottobre 2026, con orario continuato dalle 09:00 alle 18:00. Ingresso: Libero.

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