Carrara Giustizia, Liberalità (secondo alcune versioni, Virtù militare), Magnanimità e Abbondanza: Torart, la business unit di Litix Spa, ha realizzato le copie in marmo delle quattro grandi statue originali, scolpite da Giovanni Baratta nel XVIII secolo, per la facciata di Palazzo Madama a Torino. Un intervento che apre nuove prospettive nella riproduzione del patrimonio artistico, grazie a un processo di lavorazione quasi interamente robotizzato, capace di preservare con estrema fedeltà le forme originali.

Le statue originali, scolpite da Giovanni Baratta nel XVIII secolo, erano state rimosse dalla facciata per una precisa esigenza di tutela: proteggere il marmo dall’azione degli agenti atmosferici, preparare una nuova occasione di fruizione delle sculture all’interno del futuro percorso museale ma, allo stesso tempo, ripristinare l’assetto architettonico della facciata senza esporre le opere storiche alle intemperie.

Le quattro sculture, alte circa tre metri e mezzo, sono state consegnate e installate il 22 e 23 ottobre sulla balaustra della facciata progettata da Filippo Juvarra, attraverso complesse operazioni di sollevamento e movimentazione fino a circa 27 metri dal suolo. Il loro ritorno restituisce all’edificio una componente fondamentale del suo disegno architettonico originario.

La fedeltà all’originale come principio tecnologico

L’aspetto più innovativo dell’intervento risiede nel metodo di realizzazione adottato da Litix – Torart, che ha scelto di affidare pressoché integralmente alla tecnologia robotica la riproduzione delle superfici scultoree.

A differenza dei processi tradizionali, nei quali la lavorazione meccanica costituisce generalmente una fase preparatoria all’intervento dello scultore, in questo progetto i robot hanno eseguito la lavorazione delle forme fino al livello di finitura richiesto, senza successive reinterpretazioni manuali dei dettagli plastici e delle geometrie originali.

Le opere sono state riprodotte a partire dai dati delle scansioni tridimensionali, con l’obiettivo di trasferire nel marmo la geometria documentata con la massima fedeltà possibile, riducendo al minimo ogni alterazione introdotta durante il processo produttivo.

L’intervento umano sulle superfici è stato limitato a trattamenti superficiali di sabbiatura e patinatura, necessari per ottenere l’aspetto finale previsto dal progetto, senza modificare la modellazione scultorea restituita dai sistemi robotici.

Come si sottolinea in una nota, una scelta metodologica precisa, che attribuisce alla tecnologia non soltanto il compito di accelerare la produzione, ma soprattutto quello di garantire il rispetto dell’opera storica.

Dalla scansione tridimensionale alla scultura monumentale

La complessità del progetto non ha riguardato soltanto la riproduzione delle forme, ma anche l’intero processo di ingegnerizzazione delle opere monumentali.

Litix – Torart ha curato la selezione dei materiali lapidei, la progettazione delle suddivisioni necessarie alla realizzazione delle sculture, la reingegnerizzazione dei sistemi di assemblaggio e lo sviluppo di nuove soluzioni di “perniaggio”, concepite per rispondere alle esigenze strutturali, logistiche e di installazione.

Questo lavoro ha permesso di conciliare la fedeltà delle superfici storiche con i requisiti tecnici e costruttivi contemporanei, rendendo possibile la produzione, il trasporto e il riposizionamento in quota di quattro opere di dimensioni monumentali.

Le lavorazioni sono state eseguite attraverso i sistemi robotici Robotor, sviluppati dalla stessa Litix, integrando competenze di scultura, ingegneria, programmazione e manifattura digitale in un unico processo produttivo.

Una nuova frontiera per la riproduzione del patrimonio artistico

Il progetto di Palazzo Madama dimostra come le tecnologie di scansione tridimensionale e lavorazione robotica possano oggi affrontare la riproduzione di grandi opere scultoree con un livello di controllo e fedeltà geometrica difficilmente raggiungibile attraverso processi che prevedono una significativa reinterpretazione manuale.

Nel campo della restituzione storica, infatti, la capacità di riprodurre un’opera non coincide necessariamente con la capacità di interpretarla artisticamente. Al contrario, quando l’obiettivo è preservare e restituire una testimonianza del passato, il valore del processo risiede proprio nella possibilità di limitare l’intervento soggettivo, conservando quanto più possibile l’integrità delle informazioni geometriche rilevate.

La robotica assume così un ruolo nuovo: non sostituire la sensibilità artistica, ma diventare uno strumento di tutela, capace di riprodurre fedelmente forme complesse anche su scala monumentale, rispettando la documentazione digitale dell’opera originale.

«Con questo progetto – dichiara Giacomo Massari, Presidente e Ceo di Litix S.p.A. – abbiamo voluto dimostrare che la tecnologia robotica può raggiungere un livello di maturità tale da non richiedere più l’intervento manuale per completare la forma di una scultura monumentale. Quando realizziamo una restituzione storica, il nostro obiettivo non è reinterpretare l’opera, ma rispettarla. Ogni intervento manuale sulla geometria, per quanto eseguito magistralmente, introduce inevitabilmente una componente interpretativa. La possibilità di trasferire direttamente nel marmo le informazioni delle scansioni tridimensionali, preservandone le forme fino alla finitura finale, apre prospettive straordinarie per la conservazione e la riproduzione del patrimonio artistico mondiale.»

Il dialogo tra tradizione e innovazione protagonista lo scultore carrarese Giovanni Barratta

Realizzate a Carrara, città che da secoli rappresenta uno dei principali riferimenti internazionali della scultura in marmo, le quattro allegorie testimoniano una continuità tra il patrimonio delle conoscenze artistiche tradizionali e le opportunità offerte dalla manifattura digitale contemporanea.

Un dialogo che costituisce da sempre uno degli elementi distintivi di TORART, laboratorio di scultura che opera all’intersezione tra arte, artigianato e tecnologie avanzate, e di ROBOTOR, business unit dedicata allo sviluppo di sistemi robotici per la lavorazione della pietra.

Un dialogo che vede protagonista Giovanni Baratta lo scultore e architetto di Carrara, uno dei principali artisti dell’epoca tardobarocca autore delle opere originali. Baratta fu chiamato a Torino da Filippo Juvarra a più riprese tra il 1721 e il 1730 per portare a compimento queste sculture e altre opere a Superga, Venaria Reale e nella chiesa torinese di S. Filippo. Furono sbozzate nel laboratorio dello scultore a Carrara, poi trasportate in pezzi separati via nave fino a Savona e, infine, condotte su carri trainati da buoi e muli a Torino, dove furono montate in opera e portate a compimento.

Il ritorno delle quattro statue sulla facciata di Palazzo Madama rappresenta dunque non soltanto la conclusione di un importante intervento di restituzione architettonica, ma anche un esempio concreto di come la tecnologia possa contribuire alla trasmissione del patrimonio culturale alle generazioni future, preservandone la memoria materiale e formale.

L’intervento si inserisce nel più ampio programma di restauro e valorizzazione di Palazzo Madama promosso dalla Fondazione Torino Musei con il sostegno della Fondazione CRT.

LITIX S.p.A.

LITIX S.p.A., con sede a Carrara e quotata sul mercato Euronext Growth Milan, opera attraverso le business unit TORART e ROBOTOR, integrando competenze artistiche, ingegneristiche e tecnologiche.

TORART è un laboratorio specializzato nella realizzazione di sculture, opere d’arte e progetti complessi in materiali lapidei, attraverso l’integrazione tra lavorazioni tradizionali e tecnologie digitali avanzate.

ROBOTOR sviluppa sistemi robotici e soluzioni software per la lavorazione automatizzata della pietra, rendendo accessibili processi produttivi ad alta complessità geometrica e contribuendo all’evoluzione della manifattura digitale nel settore lapideo e artistico.


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