Carrara Una scuola internazionale, un luogo di confronto tra studiosi, artisti e attivisti, ma anche un progetto che guarda alla storia di Carrara per costruire una nuova idea di formazione, fondata sulla libertà di pensiero, sulla ricerca e sulla solidarietà. Si apre con queste premesse Nova Schola, l’iniziativa che riunisce in città esponenti del mondo accademico e culturale internazionale per tre giornate da oggi, mercoledì 28 ottobre 2026 di incontri, lezioni, pratiche artistiche e momenti di partecipazione collettiva.

Il Ridotto del Teatro degli Animosi sta ospitando la giornata inaugurale di Radical Pedagogies, Anti-Fascist Solidarities. Verso un’università popolare, appuntamento che segna il primo passo pubblico di un progetto destinato, nelle intenzioni dei promotori, a svilupparsi oltre i confini della manifestazione. Al centro c’è l’idea di un’università diversa, capace di mettere in discussione i modelli tradizionali della trasmissione del sapere e di fare della conoscenza uno strumento di emancipazione e trasformazione sociale.

A partecipare all’apertura dei lavori è stata la sindaca Serena Arrighi, che ha rivolto innanzitutto un ringraziamento a Chiara Bottici, filosofa e promotrice dell’iniziativa, riconoscendole il ruolo decisivo nell’aver portato avanti il progetto anche in una fase di importanti cambiamenti personali e professionali. Un impegno che, sottolinea la prima cittadina, si lega ai valori della cultura, della ricerca e della libertà di pensiero che hanno caratterizzato anche il percorso accademico di Bottici alla New School di New York.

Arrighi ringrazia quindi l’assessora alla Cultura Gea Dazzi, Cristina Sichi e il personale dell’ufficio Cultura del Comune, insieme a Judith Butler, agli studiosi e ai docenti coinvolti, agli artisti, ai volontari e agli attivisti che contribuiranno alle iniziative dei prossimi giorni.

«Come sindaca di Carrara è per me un grande onore accogliere tutti voi qui oggi, ma ancora di più è sapere di essere parte di un progetto di così ampio respiro», afferma Arrighi, indicando nelle tre giornate un primo passo verso la nascita della nuova scuola.

Nel suo intervento la sindaca attribuisce all’iniziativa anche un significato civile e politico, legato alla necessità di difendere gli spazi della libertà intellettuale in una fase storica segnata, secondo l’impostazione dei promotori, dall’avanzata di nuovi fascismi. Richiamando una riflessione di Chiara Bottici, Arrighi sottolinea la responsabilità di non restare indifferenti e di contribuire all’accoglienza di intellettuali e studiosi che altrove non avrebbero più la possibilità di svolgere liberamente il proprio lavoro.

È qui che il progetto culturale incontra la storia della città. «Carrara è da sempre una città con una storia molto più grande delle proprie dimensioni», ricorda la sindaca, descrivendola come un luogo lontano dai principali centri economici e di potere, ma da sempre crocevia internazionale di artisti, creativi e idee.

Arrighi richiama in particolare la tradizione anarchica che, tra la fine dell’Ottocento e buona parte del Novecento, fece di Carrara uno dei centri di riferimento del movimento libertario internazionale. Congressi, manifestazioni e relazioni con altre realtà del mondo contribuirono a diffondere ideali di uguaglianza, libertà e fratellanza tra i popoli.

Un secondo riferimento fondamentale è la Resistenza. Durante la Seconda guerra mondiale, la provincia di Massa-Carrara si trovò lungo la Linea Gotica e subì le violenze dell’occupazione nazifascista e sanguinosi eccidi. Per il contributo della popolazione alla guerra di Liberazione, la provincia fu insignita della Medaglia d’oro al valor militare, riconoscimento che continua a rappresentare una parte essenziale della memoria collettiva del territorio.

Il passaggio più significativo del discorso è però dedicato alla rivolta delle donne del 7 luglio 1944. Quel giorno le donne carraresi scesero in piazza per opporsi all’ordine di sfollamento della città, affrontando le forze di occupazione con una protesta pacifica. Rovesciando le proprie ceste e dando vita a una mobilitazione collettiva, riuscirono a trasformare un gesto quotidiano in una dimostrazione di coraggio e determinazione.

Per Arrighi, quella protesta rappresenta uno degli episodi più importanti della storia della Liberazione nazionale e un esempio emblematico di resistenza femminile: una rivolta senza armi, capace di affermare il ruolo delle donne nella vita pubblica e di ottenere un risultato concreto attraverso la mobilitazione.

«Noi qui oggi siamo le orgogliose nipoti di quelle donne», afferma la sindaca, collegando direttamente quella memoria alla scelta di sostenere Nova Schola e di offrire spazio e voce a chi si oppone alla ricomparsa di nuove forme di fascismo.

La giornata inaugurale si inserisce così in un programma che intreccia filosofia, pedagogia, studi di genere, critica sociale e pratiche artistiche, con l’obiettivo di interrogare il ruolo dell’istruzione e delle istituzioni culturali nel mondo contemporaneo.


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