
Carrara In consiglio comunale, alle 23,30 circa di martedì 17 marzo 2026, è stata approvata la proroga a quattro anni come primo traguardo per il conteggio della filiera corta e lavorazione in loco al 50%, ma quante polemiche… Alla fine, il sì è arrivato con 18 sì e due soli contrari Martinelli e Vincenti. Ma prima di arrivare al voto, c’è stata una discussione lunga e snervante, e si è dovuti passare da un emendamento “last minute” propedeutico all’ok alla delibera. E’ stato il consigliere di opposizione Matteo Martinelli (5 Stelle), ex vicesindaco e assessore al marmo della giunta De Pasquale, a sostenere che la delibera così com’era sarebbe stata vulnerabile a eventuali ricorsi perché a suo avviso priva di una necessaria motivazione; la maggioranza ha accettato la sospensione da lui proposta, e ha poi in effetti emendato il testo, inserendo fra l’altro le parole “pertanto necessario”, anziché “opportuno” in un passaggio della stessa. L’emendamento ha avuto 17 sì, l’astensione di Vannucci, il no di Martinelli e Vincenti. Alla fine, quindi anche parte dell’opposizione ha dato l’ok, ma prima del sì sia Bernardi che Vannucci non hanno fatto mancare le critiche al provvedimento. Bernardi ha ribadito che a suo avviso l’unico modo per evitare il rischio che diverse imprese si ritrovino anche fra due anni a questi punti, è quello di considerare lavorazione anche la riquadratura del blocco al piano; Vannucci ha fatto notare che questa “pezza” della proroga andava messa prima, quando non si conoscevano i dati, perché ora resta l’impressione che la pezza di fatto sia stata fatta perché si sa chi sarebbe stato penalizzato. Durissime le parole di Martinelli, che ha parlato di spocchia, arroganza della maggioranza.
La maggioranza ha poi affidato al capogruppo Pd Gianmaria Nardi e al presidente della commissione marmo Nicola Marchetti la difesa del provvedimento, e la stessa sindaca Serena Arrighi più volte ha ribattuto colpo su colpo alle critiche dell’opposizione, difendendo la ratio di un’iniziativa che alla fine ha soprattutto un risultato: quello di evitare la caducazione di 25 cave, con la conseguenza immediata di uno choc occupazionale, a fronte del fatto che, come sta dimostrando il caso di una concessione caducata due anni fa, fra ricorsi e controricorsi non è ancora stato possibile avviare la nuova gara.
Articolata la presentazione della delibera da parte della prima cittadina, ne riportiamo alcuni passi. Serena Arrighi ha ricordato fra l’altro: “La soglia del 50 per cento è al centro di tutto l’impianto legislativo della 35 del 2015 eppure fino a due anni non vi era alcuno strumento per avere contezza della percentuale di materiale lavorato in loco sul territorio. Nel corso delle prime riunioni che abbiamo avuto subito dopo il nostro insediamento ci siamo spesso sentiti ripetere dagli imprenditori che arrivare al 50 per cento sarebbe stato impossibile, ma chi diceva questo non aveva mai nessun dato per sostenere la propria tesi. E’ proprio per questo motivo che tra le tante cose che abbiamo fatto in questi anni per portare trasparenza e regole certe all’intero settore del lapideo c’è stata la costituzione di un osservatorio del marmo”. E ancora: “E’ proprio partendo dai numeri certi dell’Osservatorio che trae origine la nostra proposta di modifica al disciplinare. Oggi abbiamo dei dati da cui partire e questi dati ci dicono che tutte le imprese di Carrara in questi anni hanno intrapreso un percorso per aumentare le ricadute sul territorio.
Non solo, i numeri più recenti sulla lavorazione in loco ci raccontano di un incremento a due cifre solo negli ultimi tre mesi e confermano una volta di più in maniera inequivocabile la bontà di quello che si è fatto e di quello che si sta facendo”. Ha ricordato poi: “A novembre meno di una cava su tre, il 31%, rispettava già gli obblighi della filiera, tre mesi dopo questa percentuale è salita al 40%, ma se guardiamo a chi è in procinto di raggiungerli arriviamo addirittura a una cava su due, il 49%. Anche tra quelle che sono più lontane d’altronde, lo stato delle cose è decisamente migliorato tanto che siamo passati da 21 a 15 cave che si discostano dalla soglia prevista per la lavorazione in loco di più del 10 percento. Certe cifre non possono essere ignorate e per questo crediamo che la decisione di fare slittare dopo quattro anni, anziché dopo due, il primo rilevamento sia un atto di responsabilità”. Ancora la sindaca: “Decadere oggi metà delle cave significherebbe non solo non dare credito a chi sta dimostrando con i fatti di stare lavorando per raggiungere gli obiettivi, ma avrebbe anzitutto ricadute pesanti su tutto il nostro territorio. Vorrebbe dire chiudere 25 cave, lasciare senza lavoro diverse centinaia di lavoratori diretti, senza parlare di quelli dell’indotto e, non ultimo, interrompere e rimandare un processo che i numeri ci raccontano sta già funzionando. Quello che proponiamo, dunque, è semplice: nessuno sconto e nessun colpo di spugna. Quello che le aziende hanno fatto finora non viene cancellato, semplicemente sposteremo più avanti il momento del primo rendiconto in modo da permettere a chi è sulla strada giusta di continuare a lavorare per raggiungere l’obiettivo del 50 per cento. Questo ritengo significhi fare politica per il bene del proprio territorio, questo è lo spirito della 35: tutelare lavoro, ambiente e sicurezza”. Poi, come detto, il dibattito, l’emendamento e il via libera ad una delibera che sicuramente ha il pregio di restituire serenità al monte e di dare respiro alle imprese che erano in difficoltà, ma l’impressione è che senza altri correttivi , almeno una parte delle 25 cave in difficoltà non arriverà a quel risultato. Il dibattito è aperto.
Massimo Braglia

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