Carrara Una pubblicità internazionale per Carrara e il suo evento Vox Marmoris arriva da La Vanguardia, quotidiano spagnolo che si pubblica a Barcellona. E’ il direttore aggiunto Miquel Molina a scrivere il pezzo “Carrara non è solo cosa di oligarchi”, con sottotitolo: “Una notte al festival techno Vox Marmoris di Carrara, che si tiene nelle cave da cui si estrae il pregiato marmo. Spesso denigrate, le “rave” si consolidano come uno spazio di necessaria socializzazione analogica”.

Scrive, l’autore (per la traduzione, ci siamo fatti aiutare dall’intelligenza artificiale): “Nel 2003, Javier Elzo suscitò una certa polemica con alcune dichiarazioni a La Vanguardia. Il sociologo si azzardò a dire che il botellón (ritrovo giovanile nel quale fra l’altro si beve, ndr) favoriva la comunicazione tra i giovani. A suo parere, quella condivisione di persone all’aria aperta umanizzava le relazioni sociali in una fascia d’età esposta. Il tempo gli avrebbe dato ragione. Al di là dei rischi per la salute e per il riposo dei vicini, si tratta di un’attività in presenza molto meno nociva di quelle che si nascondono dietro a qualsiasi schermo: la sovraesposizione a reti che trasformano la realtà in un meme; l’isolamento in bolle ideologiche o la perdita della capacità di comunicare a causa dell’appiattimento cerebrale favorito dallo scroll infinito”.

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Secondo il giornalista, “Con le rave succede qualcosa di simile. Fatte salve quelle più incivili, le sessioni di musica elettronica che durano fino all’alba sono oggi riconosciute come un ambito di esperienza comunitaria, di cultura condivisa. Alcune sono diventate un appuntamento abituale nell’agenda culturale di grandi città, come il Sónar o il Brunch Electronik Festival che si chiude oggi a Barcellona. Altre, più modeste, esplorano i tratti identitari del proprio territorio per lanciare un messaggio autonomo. Come il festival Vox Marmoris di Carrara (Toscana), che si tiene nella cava da cui si estrae il celebre marmo. L’evento dura due notti ed è arrivato a radunare 5.000 persone”. E ancora: “A Carrara, l’esperienza comunitaria inizia prima che suoni la musica. In una piazza della città, i partecipanti fanno la fila per salire sulla navetta che li porterà, in 20 minuti, fino al deposito di marmo: il luogo in cui è stata installata la piattaforma da cui si esibiscono i DJ. La strada è tortuosa e sale lungo una parete così bianca che sembra neve in pieno estate. Il pubblico è soprattutto locale, con l’aggiunta di alcuni turisti che trascorrono le vacanze sulle coste della Toscana o della Liguria e che hanno saputo della festa attraverso i social network. Tuttavia, lungo il tragitto, socializzano tutti”.

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A detta di Miquel Molina, “A differenza delle rave che si tengono in spazi postindustriali, ciò che rende speciale questo festival è il fatto che si celebri nel cuore di un’attività economica che è ancora molto viva, sebbene in pieno processo di riassestamento: vi si produce sempre meno (lo scorso anno sono uscite da Carrara 600.000 tonnellate di marmo in blocchi, una cifra lontana dai livelli degli anni Settanta), ma gli incassi aumentano costantemente. I blocchi di marmo servono da sfondo alla piattaforma dove, durante la notte, si esibiranno Matteo Zarcone, Kittin e Modeselektor. Diversi artisti tecnologici hanno creato opere appositamente per l’occasione, come Quayola, Alberto Novello (aka Jestern) e Tundra. Trovandosi il palco a circa 500 metri sopra il livello del mare in cui annegò Percy B. Shelley (nella vicina Viareggio), la notte è fredda e ballare è d’obbligo. Vox Marmoris ha, ovviamente, dei detrattori. Sono coloro che vedono il festival come un’ennesima attrazione turistica in una costa già satura. Ma da quando è nato nel 2016 ed è stato ampliato nel 2024, ha saputo intercettare un pubblico interessato a questo esperimento che recupera la memoria del marmo attraverso la cultura contemporanea”.

Si ricorda che “Carrara è legata all’arte da quando Michelangelo viaggiava fin qui per procurarsi la materia prima delle sue sculture. Ma, negli ultimi tempi, dire Carrara significa anche menzionare con quale marmo si decorano gli yacht di ultraricchi e oligarchi. Anche loro salgono di persona fino a queste cave per assicurarsi di prendere i blocchi migliori. È cosa giusta, per questo, che l’arte riaffermi la propria presenza su questa montagna. Senza fare un passo indietro. Il festival techno e di arte digitale rivendica la memoria del marmo in nome dell’arte. Sebbene ci sia chi assiste con spirito critico, ci avviciniamo a uno spettatore novantenne seduto su una panchina. Giornalista e architetto, dice che quello che legge non gli interessa, ma che vedendo quello che fanno questi ragazzi gli sembra che “siamo indietro di 20 anni”. Ci invita a un festival che lui stesso intende promuovere a Lucca nel 2027. Il tema? L’umanesimo planetario”.


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