Valérie Taccarelli, Luca Locati Luciani del Centro Documentazione Aldo Mieli, Ernesto Tomasini, Massimo Mignani “Massimogino” (l’iniziativa è stata dedicata al suo storico compagno Gino Campanella morto l’anno scorso) e la ricercatrice Eleonora Santamaria

Carrara Cinque documentari, cinque percorsi diversi dentro la storia delle identità, dei movimenti, delle culture queer e del femminismo italiano. Ma soprattutto una domanda: come si può costruire una memoria capace di restituire anche le esperienze che la storia ufficiale ha lasciato ai margini?

È questo il filo conduttore di “Sbandieratə”, la rassegna organizzata dal Centro di Documentazione Aldo Mieli, che oggi domenica 27 settembre porta al Nuovo Cinema Garibaldi di Carrara una giornata di proiezioni e incontri dedicati alla memoria LGBTQIA+, all’attivismo e alle culture underground. Il programma comprende Quir, Essere Valérie, Femmenell, Uscivamo molto la notte e Lina Mangiacapre. Artista del femminismo.

A presentare l’iniziativa, nella conferenza stampa di questa mattina al Centro Aldo Mieli, il presidente dello stesso centro Luca Locati Luciani, che ha spiegato come la scelta dei film sia stata volutamente orientata a restituire «voci legate ai nostri movimenti», prestando particolare attenzione anche alle esperienze sviluppatesi al di fuori del tradizionale asse centro-settentrionale della storia dei movimenti LGBTQIA+ italiani.

«La storia – è stato il ragionamento sviluppato nel corso dell’incontro – non è soltanto quella dei vincitori». La memoria delle comunità queer, secondo Locati Luciani, passa invece attraverso i corpi, le relazioni e le persone che hanno vissuto direttamente quelle esperienze e possono conservarne le tracce. È proprio questa attenzione alle storie cancellate o marginalizzate a tenere insieme documentari molto diversi fra loro.

Presenti alla conferenza, tre grandi icone delle battaglie per i diritti: Valérie Taccarelli, Ernesto Tomasini, Massimo Mignani “Massimogino” (la rassegna è dedicata al suo storico compagno Gino Campanella morto l’anno scorso) oltre alla ricercatice Eleonora Santamaria)

Da Palermo a Bologna, da Napoli a Firenze

Si parte da “Quir”, il documentario di Nicola Bellucci dedicato a Massimo Milani e Gino Campanella e alla loro lunga storia di militanza e di vita insieme, insieme hanno fatto la storia dei diritti civili in Italia: nel 1980, scossi dal tragico delitto di Giarre, hanno fondato a Palermo il primo circolo Arcigay d’Italia. Nel 1993 hanno celebrato un celebre “matrimonio” simbolico di protesta in Piazza Pretoria a Palermo, per poi potersi unire civilmente e legalmente a Giarre nel 2020. Nel film compare anche Ernesto Tomasini, presente alla conferenza stampa insieme a Milani.  A proposito di Tomasini, è un artista palermitano residente a Londra da 33 anni, con una carriera internazionale che lo ha visto esibirsi in teatri e musei in 17 nazioni. Nel Regno Unito ha interpretato ruoli da protagonista con la compagnia di Lindsay Kemp, in spettacoli d’avanguardia, musical del West End e al Royal National Theatre. In Italia ha lavorato con i registi Roberta Torre, Marco Gandini e Franco Maresco, esibendosi esclusivamente in pièce scritte apposta per lui. È autore/interprete di cinque testi teatrali rappresentati in diversi paesi.
Come cabarettista è attualmente vedette dell’esclusivo Crazy Coqs di Londra.

Torniamo alla rassegna. Ecco “Essere Valérie”, di Simone Cangelosi, ritratto di Valérie Taccarelli, figura storica dell’attivismo trans italiano e protagonista di una parte importante della storia dei movimenti. Locati Luciani ha ricordato anche il ruolo di Taccarelli nel MIT, il Movimento Identità Trans, e la sua partecipazione alla storia del Cassero di Bologna.

Il terzo appuntamento è con “Femmenell”, di Andrea Fortis, dedicato alla cultura dei femminielli napoletani attraverso la voce e la vicenda di Ciro Cascina, conosciuta come Ciretta, figura centrale di quella comunità. Il film affronta anche il rapporto fra una tradizione identitaria radicata nella cultura popolare napoletana e le trasformazioni contemporanee.

Dopo la pausa, “Uscivamo molto la notte”, di Stefano Pistolini, con soggetto dello stesso Pistolini e di Bruno Casini, riporta invece il racconto nella Firenze degli anni Ottanta, quella delle contaminazioni fra musica, arte, locali, moda, performance e politica, la cosiddetta “Fauna d’Arte” e il “Rinascimento Rock”.

A chiudere la rassegna “Lina Mangiacapre. Artista del femminismo”, di Nadia Pizzuti, dedicato alla figura dell’artista e femminista napoletana e all’esperienza delle Nemesiache, il collettivo fondato da Mangiacapre. Un percorso nel quale arte e militanza politica si intrecciano attraverso pittura, scrittura, teatro, cinema e performance.

Che cosa significa oggi essere queer?

La conferenza stampa si è poi sviluppata a un certo punto su un confronto sul significato stesso della parola “queer”.

Eleonora Santamaria ha sottolineato come la rassegna possa essere letta anche come un interrogativo su come costruire una memoria queer capace di sottrarsi alla cancellazione delle esperienze marginali. Nel suo intervento ha parlato della necessità di guardare alla storia attraverso prospettive differenti e attraverso forme di memoria che non seguono necessariamente una linea progressiva e ordinata.

Nel dibattito è emersa così una distinzione importante. Il queer, è stato detto, può essere inteso come una sorta di “solvente categoriale”, capace di mettere in discussione le divisioni rigide attraverso le quali abitualmente organizziamo la realtà: uomo-donna, eterosessuale-omosessuale, dentro-fuori, buono-cattivo. L’obiettivo, in questa prospettiva, è sottrarsi a categorie considerate troppo rigide per descrivere la complessità delle esperienze individuali.

Ma proprio su questo punto Valérie Taccarelli ha espresso una posizione diversa e molto netta: «Io non mi sono mai sentita e mai mi sentirò una persona queer». Per lei, l’identità transessuale mantiene un significato politico preciso e non dovrebbe essere cancellata dentro una categoria più ampia.

Anche Massimo Milani ha raccontato di essersi riconosciuto nel termine queer soltanto dopo averlo incontrato, spiegando che per molti anni aveva utilizzato le categorie disponibili all’epoca pur avvertendo che non riuscivano completamente a rappresentarlo. Ernesto Tomasini, a sua volta, ha collegato il termine alla propria esperienza di identità non binaria e al rifiuto di essere rinchiuso in una definizione rigida.

Il confronto ha quindi mostrato una delle caratteristiche più interessanti della rassegna: non una definizione univoca dell’identità queer, ma la possibilità che al suo interno convivano anche posizioni differenti e talvolta apertamente in contrasto.

Il valore della provocazione

Un altro tema emerso con forza è quello della provocazione. Locati Luciani ha osservato come, a suo giudizio, una parte della radicalità politica dei movimenti si sia progressivamente attenuata, lasciando spazio a forme più normalizzate di rappresentazione. La provocazione, negli anni Settanta e Ottanta, aveva invece una funzione esplicitamente politica: mettere in discussione il linguaggio, i comportamenti e le immagini considerate accettabili.

Su questo terreno si sono inserite le testimonianze di Milani, Taccarelli e Tomasini, con il ricordo di una stagione nella quale anche le parole considerate offensive potevano essere oggetto di riappropriazione e trasformate in strumenti politici.

La conferenza ha inoltre aperto una finestra anche sul presente di Carrara. Locati Luciani ha annunciato la nascita di un nuovo collettivo ispirato alla storia delle Nemesiache e alle esperienze di Lina Mangiacapre, con il coinvolgimento, fra gli altri, della filosofa e saggista carrarese Chiara Bottici, per molti anni insegnante all’Università New School for Social Research di New York, adesso insegna all’Università di Barcellona. Il nome “Steletniache” richiama esplicitamente il richiamo alle Statue Stele, simboli delle “popolazioni matriarcali – è stato sottolineato – che vivevano nei nostri territori. L’idea è quella di promuovere campagne transfemministe, ma anche puntare l’indice contro l’omolesbobitransfobia e al contempo, accendere i riflettori sullo sfruttamento delle montagne”, utilizzando anche la dimensione performativa come strumento di intervento politico e culturale.

È un passaggio che riporta il senso di “Sbandieratə al punto di partenza: non soltanto conservare la memoria, ma usarla per interrogare il presente.

Cinque documentari, dunque, ma anche cinque modi diversi di raccontare il tempo, l’identità, la militanza e le trasformazioni delle comunità. Dalla Palermo di Massimo e Gino alla Bologna di Valérie Taccarelli, dai femminielli napoletani alla Firenze underground degli anni Ottanta, fino alla radicalità femminista di Lina Mangiacapre. Una memoria fatta non soltanto di grandi avvenimenti, ma soprattutto di persone, corpi, relazioni e storie che rischiano di scomparire se nessuno continua a raccontarle.


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