Carrara La Sea Watch non arriverà più a Marina di Carrara. Ha sbarcato una parte delle persone rimaste a bordo a Palermo, e gli ultimi 57, dei 93 iniziali, a Trapani, oggi mercoledì 18 marzo (9 erano già stati trasferiti a Lampedusa).

Lo ha scritto la stessa Sea Watch oggi mercoledì 18 marzo 2026 sul social network X. Prima ha tuonato: “Basta! Sfidiamo l’ordine italiano di navigare verso il nord Italia; ci dirigiamo verso il porto di Trapani. Non metteremo in pericolo i 57 superstiti a bordo della #SeaWatch5 attraccando a oltre 1.100 km dal luogo del salvataggio: Trapani dista solo 50 km!” E in precedenza: “Sea-Watch 5 dichiara lo stato di emergenza: il blocco italiano mette in pericolo tutti i 57 superstiti, che soffrono di mal di mare e ustioni da carburante. Necessitano di cure mediche immediate per prevenire infezioni e possibile sepsi. A bordo c’è una donna incinta. Sbarco IMMEDIATO! In considerazione dell’acuta emergenza medica e del rifiuto, ai sensi del diritto internazionale, di concedere un porto sicuro, l’ingresso a Trapani è l’unica opzione per proteggere il diritto fondamentale alla vita dei 57 sopravvissuti e per prevenire un’ulteriore escalation della crisi a bordo”.

E sempre su X ha poi scritto: “Ce l’abbiamo fatta. Le restanti 57 persone soccorse sono sbarcate e stanno finalmente ricevendo le cure mediche di cui hanno bisogno”.

L’organizzazione umanitaria aveva diffuso un comunicato articolato: “A seguito del salvataggio di 93 persone in difficoltà in mare aperto in acque internazionali, avvenuto domenica 15 marzo, la nave di soccorso Sea-Watch 5 è stata costretta a dichiarare lo stato di emergenza a causa della grave crisi sanitaria e del rifiuto illegittimo da parte dell’Italia di concederle un porto sicuro. Lo sbarco è l’unica via per tutelare il diritto fondamentale alla vita (articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) dei 57 superstiti e per prevenire un ulteriore aggravamento della crisi sanitaria a bordo. Dopo l’evacuazione in Italia di 36 superstiti, tra cui un bambino di due anni in condizioni critiche e 23 minori con le loro famiglie, le autorità italiane hanno bloccato la Sea-Watch 5 al largo delle coste siciliane a partire da lunedì. Avevano assegnato alla nave di soccorso il porto di Marina di Carrara, nel nord Italia. Questo porto dista oltre 1.100 chilometri dal luogo del salvataggio e richiederebbe una traversata di diversi giorni. Tuttavia, la lunga distanza rende troppo pericoloso per le persone soccorse proseguire il viaggio. Ieri, l’equipaggio della nave si è rifiutato di ottemperare all’ordine delle autorità italiane. I superstiti soffrono di mal di mare, spossatezza e ustioni da carburante, che richiedono cure in condizioni cliniche adeguate per prevenire infezioni e, nel peggiore dei casi, sepsi. Diversi pazienti sono in cura per asma e infezioni respiratorie febbrili. A bordo si trova anche una donna incinta. Ieri, il Tribunale dei Minori di Palermo ha stabilito che tutti i minori e le loro famiglie debbano essere sbarcati nel porto italiano più vicino. Nonostante il peggioramento delle condizioni, la particolare vulnerabilità delle persone a bordo e la sentenza del tribunale, le autorità italiane hanno insistito per ore nell’assegnare la nave al porto lontano, riuscendo infine a evacuare 27 persone in serata”.

Chiara Milanese, responsabile delle operazioni per la Sea-Watch 5:

“Dietro il blocco della Sea-Watch 5 si celano vere e proprie tragedie: persone con gravi ustioni da carburante, alla deriva in mare da quasi una settimana, a cui viene negato l’aiuto. Quando gli Stati violano il diritto marittimo per impedire i soccorsi, la nostra unica opzione è la resistenza. I 57 superstiti a bordo hanno diritto alla protezione e alle cure mediche, ora.”

Poi come detto l’arrivo a Trapani. (B.C.)

(Pezzo e titolo aggiornati alle 17,30 del 18 marzo 2026)


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