
Carrara La giunta di Carrara ha approvato un “progetto di marketing territoriale atto a garantire un costante monitoraggio sulla realizzazione delle opere pubbliche in corso di svolgimento sul territorio comunale”. Il costo? Fino a un massimo di 50mila euro. Una delibera che sta facendo discutere e che ha sollevato le dure critiche dei consiglieri di opposizione Matteo Martinelli e Simone Caffaz.
Ma andiamo con ordine. Nella delibera si spiega che “attualmente sono in corso di svolgimento e stanno volgendo a conclusione pressochè tutte le opere pubbliche programmate e progettate, tra cui si ricordano a titolo esemplificativo i cantieri aperti presso: le sedi scolastiche, gli impianti sportivi, gli spazi pubblici, le proprietà pubbliche”; e, si aggiunge, vi è “la necessità di rendere edotti i cittadini, ma in generale anche i turisti, in merito allo stato di attuazione delle opere programmate”, e al contempo si ritiene “opportuno, in quanto rispondente al generale principio di trasparenza dell’attività amministrativa, garantire in favore della cittadinanza un costante monitoraggio sullo stato di realizzazione delle opere pubbliche programmate ed in fase di conclusione”. Come fare? La soluzione individuata è quella di “porre in essere un servizio audio-video di natura giornalistica specializzata, che descriva nel dettaglio lo stato dell’arte di tutti i cantieri di opera pubblica attualmente aperti” e, si fa notare, “trattandosi di attività giornalistica altamente specializzata si ritiene opportuno che la stessa venga svolta da soggetto esterno specializzato in marketing territoriale”. Si dà quindi mandato agli uffici comunali, affinché si proceda “con il conferimento di un incarico esterno a soggetto specializzato nel marketing territoriale” e come detto, somma massima stanziabile, 50mila euro lordi. L’incarico essere può essere “anche nella forma del contratto di servizio, in favore di soggetto qualificato nella materia”.
Fin qui la delibera. Il dilemma: il professionista da incaricare deve essere un giornalista? Da quanto si deduce non necessariamente, anche se deve “porre in essere attività di marketing territoriale di natura giornalistica altamente specializzata”: la “conditio sine qua non” è che si tratti di un soggetto specializzato nel marketing territoriale. La natura giornalistica di solito sottende il rigore, le capacità espositive, narrative, argomentative, oltre all’imparzialità.
Apriamo una parentesi. Ma cos’è il marketing territoriale? Scegliamo questa sintesi, tra quelle proposte dai motori di ricerca di internet: il marketing territoriale è “un insieme di strategie per promuovere e valorizzare un’area geografica, attraendo visitatori, investimenti e talenti, creando un’identità di marca unica attraverso la valorizzazione di risorse locali (culturali, naturali, economiche), e costruendo una narrazione coinvolgente per stimolare lo sviluppo a lungo termine, con il coinvolgimento di attori pubblici e privati. Si articola in fasi che vanno dall’analisi delle risorse alla comunicazione (digitale e tradizionale), eventi e infrastrutture, con obiettivi di sviluppo locale e maggiore attrattività. Obiettivi principali. Attrarre: turisti, imprese e persone qualificate. Sviluppare: l’economia locale e le aziende presenti. Costruire: un’immagine positiva e un brand forte per il territorio. Coinvolgere: la comunità locale per renderla partecipe del valore del proprio luogo”.
Si diceva delle polemiche delle opposizioni. Ecco Matteo Martinelli: “Spendere 50.000 euro di soldi pubblici per il marketing territoriale potrebbe essere un buon investimento. Ma spenderli per la propria propaganda è una vergogna. Gli interventi Pnrr c’entrano poco o nulla con il turismo e tantomeno con i turisti. Chiederò di ritirare al delibera in autotutela”.
E Simone Caffaz, che dà per scontato che si cerchi un giornalista, aggiunge: “Questa è la delibera per l’incarico di un giornalista specializzato in marketing territoriale (costo 50 mila euro). Già detta così è una contraddizione in termini e la violazione di varie norme: il giornalismo e il marketing sono concetti antitetici, il giornalista non deve fare marketing (aziendale o territoriale che sia) e se fa entrambe le cose compie un illecito deontologico (nei suoi confronti potrebbero aprirsi procedimenti disciplinari di vario tipo con pene che possono arrivare fino all’espulsione dall’ordine) e forse anche di altro tipo. Il tema è però anche altro: a che punto è la procedura? I filmati sui cantieri e non solo realizzati dalla sindaca nelle scorse settimane (con tanto di nuova grafica elettorale) rientrano in questo appalto? In caso contrario chi li ha fatti? Come e quanto sono state retribuite queste persone e chi ha conferito loro l’incarico?”.
Massimo Braglia

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