Carrara “La gipsoteca dove la metto, dove la metto non si sa; mi dispiace ma non c’è posto, non c’è posto per carità”: spero che ci perdonerà il compianto grande cantante Domenico Modugno se abbiamo parafrasato una delle sue storiche canzoni, “Il vecchietto”, per sintetizzare il destino della prestigiosa collezione di gessi dell’Accademia di Belle Arti, un caso riportato d’attualità da un ampio reportage di Federico Giannini su “Finestra sull’Arte”.

Giannini sintetizza che alcuni mesi fa la direzione dell’Accademia di Belle Arti aveva “annunciato Palazzo Rosso come possibile sede per la gipsoteca, ma per il Comune l’edificio non potrà ospitare i gessi di Canova, Thorvaldsen, Bartolini e colleghi per problemi strutturali. L’ultimo capitolo della travagliata storia della gipsoteca, un susseguirsi di occasioni perse e progetti naufragati: i gessi rimangono dunque invisibili”.

A quanto risulta anche a Brand Carrara, è proprio così. Quindi, che fare? In attesa di risposte definitive, quello che emerge è che palazzo civico al più presto possibile informerà la cittadinanza della destinazione d’uso di Palazzo Rosso, nel quale troveranno posto spazi culturali e non solo, ma anche di Palazzo Pisani (per il quale però i lavori di ristrutturazione non sono ancora di fatto iniziati). Per la gipsoteca dell’Accademia, salvo cambiamenti di indirizzo auspicabili ma al momento non pronosticabili, non ci sarà spazio neanche a Palazzo Pisani.

L’Accademia di Belle Arti di Carrara nel frattempo sta organizzando l’esposizione di una selezione di gessi, selezione studiata e fatta insieme alla Soprintendenza, in via Chiesa, in alcuni fondi a fianco lato monte della tipografia Catelani (nella foto). La data? Marzo-aprile del 2026, quindi nel giro di due-tre mesi.

La stessa location che, come segnalato sempre da “Finestre sull’Arte”, nelle scorse settimane ha ospitato “il gruppo di Venere e Adone di Canova, il Mercurio di Thorvaldsen, e una cassa con sopra scritto Maddalena penitente (quella di Canova)”. Ricordava ancora Federico Giannini: “Tre gessi dei quasi trecento (265, secondo il catalogo ufficiale pubblicato nel 1996) che formano una delle più importanti gipsoteche d’Italia, una preziosa collezione ripartita in quattro nuclei principali (i calchi dall’antico, i gessi degli artisti moderni, i bassorilievi dei concorsi e le opere degli scultori carraresi) e in cui son conservati dodici gessi di Antonio Canova, e altri modelli e calchi di alcuni tra i più rilevanti scultori che operarono in Italia tra Sette e Ottocento (Bertel Thorvaldsen, Lorenzo Bartolini, Giovanni Antonio Cybei, Benedetto Cacciatori, Christian Daniel Rauch e tanti altri). La raccolta oggi è disseminata tra le varie sedi dell’Accademia: alcuni dei gessi sono in aula magna, altri nei corridoi, ce ne sono alcuni nei laboratori, altri restano a languire nei magazzini e nei depositi come quello di via Chiesa”.

Sul sito dell’Accademia si riferisce, in dettaglio: “L’Accademia di Belle Arti possiede una collezione di circa 300 gessi fra calchi dall’antico bassorilievi, modelli e calchi a tutto tondo di primo e secondo Ottocento e di primo Novecento. Risale al 1769, anno della fondazione dell’Istituto per volere di Maria Teresa Cybo, l’ingresso dei primi gessi che costituiscono il corredo didattico necessario per apprendere l’arte della scultura. Il vero incremento della Gipsoteca si deve ad Elisa Bonaparte Baciocchi che, alla guida dell’Accademia dal 1806 al 1814, istituisce il cosiddetto “Pensionato artistico” e favorisce l’entrata in collezione di calchi e modelli di illustri scultori neoclassici grazie al loro passaggio o permanenza in città. L’incremento prosegue per tutta la prima e seconda metà dell’Ottocento fino ai primi anni Trenta del Novecento grazie alle donazioni di artisti e di illustri famiglie di Carrara. I modelli e i calchi dei maestri di primo Neoclassicismo come Antonio Canova, Lorenzo Bartolini e Bertel Thorwaldsen, con i suoi circa 30 pezzi, costituisce il nucleo più prezioso della collezione dell’Accademia insieme ad una serie di busti- ritratto eseguiti da Cartellier e Bosio e dal prussiano Rauch, ospite gradito, quest’ultimo, di Maria Beatrice d’Asburgo d’Este. Al nucleo dei maestri si affianca l’altrettanto prezioso nucleo dei cosiddetti “allievi”. Carlo Finelli è presente con il gruppo de Le Tre Ore, Benedetto Cacciatori con il Mercurio, Pietro Tenerani con la Psiche svenuta, Psiche e Paride Offerente. Insieme ad altre opere di Demetrio Carusi, Bernardo e Giovanni Tacca, Leopoldo Bozzoni, Carlo Chelli, Luigi Bienaimè, Ferdinando Pelliccia, Giuseppe e Pietro Lazzerini fino a Carlo Nicoli, Fidardo Landi,  Abramo Ghigli, Carlo Fontana e Arturo Dazzi, il nucleo degli allievi, diventati a loro volta maestri, costituisce la vera originalità della Gipsoteca di Carrara; una “vetrina” suggestiva ed unica che permette di comprendere le varie correnti che hanno informato la scultura di primo e secondo Ottocento fino agli esiti del naturalismo e del verismo di primo Novecento”.

Oltre ad apprezzare il reportage di Federico Giannini, Brand Carrara si unisce con forza all’appello perché finalmente si possa trovare una sede adeguata ad esporre i preziosi gessi dell’Accademia; un eventuale museo o esposizione permanente sarebbe motivo di importante attrazione per il turismo culturale. Intanto aspettiamo la mostra in via Chiesa, dove comunque non potranno certo essere ospitati tutti i gessi. Ma sarà comunque un “assaggio” delle enormi potenzialità della Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Carrara.

Invitiamo quindi tutti i soggetti istituzionali a valutare possibili soluzioni percorribili, in tempi relativamente brevi. (M.B.)


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