
Carrara Gravissimo lutto nel mondo del marmo, per la scomparsa di Alvise Lazzareschi, imprenditore e uomo di cultura. Aveva 67 anni. Lascia tre figlie, Giulia, Fabiola e Cecilia, la compagna Emanuela, la sorella Lucrezia. 12 anni fa era scomparsa la madre, la professoressa Simonetta Cattani Lazzareschi, che fu anche presidente di Assindustria, e che era vedova di Mauro Lazzareschi, il padre di Alvise, deceduto nel 2003. Aveva perso il fratello maggiore Carlo in un incidente stradale.
Alvise è cresciuto a pane e marmo, ma non aveva mai smesso di coltivare l’amore per la cultura, per la letteratura, per la buona cucina, per la convivialità, e anche per il calcio. Da giovanissimo aveva fondato la squadra dell’Olmo Colonnata, con la quale aveva partecipato con buoni risultati al campionato di terza categoria. In seguito, nonostante gli impegni nel portare avanti la cava di famiglia, come ricorda Luigi Giovannelli di Italia Nostra, nel 1994 insieme ad altri amici aveva dato vita alla sede carrarese di Archeoclub Carrara, e, scrive Giovannelli, proprio sotto la sua Presidenza “eravamo riusciti ad intraprendere una delle prime iniziative riguardo il recupero del Castello di Moneta”; si era molto impegnato anche per la cava romana di Fossacava, era stato Alvise a far realizzare la strada di accesso.
Aveva inoltre scritto il bel romanzo “La casa del colonnello”, che aveva conosciuto una meritata eco nazionale, riscuotendo premi e riconoscimenti.
Un imprenditore di grande generosità, curioso della vita. La sua passione per i fornelli l’aveva spinto a scrivere anche un libro di ricette, “L’evoluzione del gusto”, sottotitolo “Pesce o carne? 25 buoni motivi per non scegliere”.
Impossibile non ricordare anche gli eventi promossi in cava, come quando nel 2011 con la sua associazione “I non tesserati” organizzò con grande successo la notte del plenilunio, con mille persone alla festa con finalità di beneficenza. E poi, anche altre iniziative: «Noi nasciamo alla fine del 2010 come gruppo di amici – aveva raccontato parlando dei “Non tesserati” – e la nostra filosofia è solo la beneficenza: le tessere politiche spesso dividono invece noi non abbiamo tessere perché pensiamo esclusivamente alla beneficenza attraverso la raccolta di denaro».
Quando Paolo Costa gli regalò insieme al figlio Manuele una scultura del “Cudurzin”, il codirosso spazzacamino che tanto amava, Alvise aveva ricordato che l’uccellino dalla coda rossa è amico dei cavatori, “vive tra gli anfratti delle rocce e compare per portarci via le angosce e per portarci un po’ di pace, per proteggerci: per me ha il potere di uno sciamano, di comunicare con potenze superiori». Nel suo libro, Alvise racconta di un episodio che si dice sia accaduto veramente molti anni fa, quando a un capocava, durante la notte, comparve in sogno il cudurzin e così, interpretandolo come un sogno premonitore, l’indomani il capocava fece fermare la squadra che stava lavorando a una parete, salvandola in questo modo da una tecchia che franò qualche istante dopo. E si dice, stando ai racconti dei più vecchi, che proprio quando la polvere della frana fu svanita nell’aria, a tutti sembrò di vedere svolazzare il piccolo uccellino. «Non so ancora dove metterò questo cudurzin, ma sicuramente per me, come per tutti i cavatori, che facciamo un mestiere così pieno di insidie, è una figura significativa, simbolo di protezione e quindi un regalo graditissimo», aveva concluso..
Un paio d’anni fa, sul Tirreno, avevamo raccontato di quanto era successo in merito alla notissima Congiura de’ Pazzi contro i Medici (Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano, nell’aprile del 1478, quest’ultimo rimase ucciso, Lorenzo ferito), quando un gruppo di famiglie nobili fiorentine, coinvolte nella congiura e inseguite dal rischio di una condanna a morte per impiccagione, ripararono proprio nel paese sopra Carrara: erano le famiglie Danesi, Guadagni, Nicoli, Cattani, Corsi e Donati. E con una erede diretta dei Medici, Emanuela Stucchi Prunetti, titolare della Badia di Coldibuono di Gaiole in Chianti, conosciuta per la passione di Alvise delle eccellenze enogastronomiche, organizzò a Colonnata un “evento di riconciliazione”. E così, spiegò Emanuela Stucchi Prunetti, “io ho portato diverse decine di bottiglie del miglior vino che produciamo, loro ci hanno messo il lardo e non solo, e abbiamo messo idealmente fine alla storica inimicizia». Non solo lardo di Colonnata: grazie alle sue ricerche storiche, aveva anche ricreato e messo a punto la “Mortadella di Colonnata”.
Da qualche tempo purtroppo era alle prese con un male che alla fine non gli ha lasciato scampo. Era fiducioso di poterne uscire, ma non è andata così. E’ deceduto nella tarda serata di sabato 23 maggio nella casa di Colonnata, assistito amorevolmente dalla famiglia e dal dottor Luigi Vignale, amico di una vita.
I funerali sanno domani, lunedì 25 maggio a Colonnata alle 16,30.
Massimo Braglia

Lascia un commento