
Carrara Dolore e cordoglio anche a Carrara, e in particolare nella comunità degli artisti, per l’improvvisa scomparsa della scultrice svizzera Veronica (Vera) Branca-Masa, 72 anni. Il decesso risale allo scorso 13 aprile, ma ne siamo venuti a conoscenza solo oggi, martedì 28 aprile 2026. Nata a Locarno nel 1953, diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, si avvicina all’arte plastica nel 1981 e, a partire dal 1987, divide la sua vita fra Torano (Carrara),dove ha stabilito lo Studio Artemisia (punto di incontro e scambio fra le comunità di artisti internazionali presenti sul territorio) e progettato un parco di sculture, e Ranzo, nel Canton Ticino, dove ha la sua casa-studio. Profondamente innamorata del marmo di Carrara, era una protagonista della vita artistica, aveva aderito anche a “Studi aperti”. Come hanno scritto di lei, “La scelta di passare nei primi anni ’80 dalla pittura degli anni di formazione – mai del tutto abbandonata, sebbene ‘abbreviata’ in un discorso di matrice grafica – alla scultura, nasce dal personale desiderio di Branca-Masa di istaurare un contatto diretto, fisico, con la materia-pietra, con la quale la scultrice intesse da trent’anni un dialogo di rara schiettezza e intensità, reso possibile dal taglio della pietra realizzato personalmente, senza intervento di terzi. Con il passare degli anni, alla sapiente e controllata levigatura del marmo, ha fatto seguito una ricerca molto personale sul mondo interiore della roccia calcarea, di cui Branca-Masa mette in luce lo ‘stato primordiale’, l’espressività recondita, data dall’inclusione delle parti ‘naturali’ della pietra, non trasformate dalla mano dell’artista. Importante è stato il contatto con le antiche civiltà dell’America Latina (dove ha soggiornato per tre anni alla fine degli Anni Settanta) e del Messico, dove si è recata fra il 1983 e il 1984”.

Veronica Branca Masa è stata insignita di numerosi premi e ha esposto in Svizzera, Italia, Austria, Germania, Danimarca e Norvegia. Il Museo Vincenzo Vela le ha dedicato una mostra monografica a lei dedicata da un museo. Di se stessa diceva: «Mi sento nel ciclo della natura». Negli ultimi anni si era trasferita sui Monti di Caviano, sempre nel canton Ticino, dove aveva acquistato una piccola cascina con un grande terreno, e si era dedicata anche all’apicoltura – amava definirsi “un’api-scultrice”.

Lascia le sorelle Federica, Olympia, Franca, il fratello Antonio, i nipoti; nell’annunciare la scomparsa improvvisa per un malore hanno scelto una frase di Paul Cézanne “L’arte è un’armonia parallela alla natura”. Per ricordarla, il museo Vincenzo Vela ha scritto: “Vera Branca-Masa è cresciuta in Ticino, sulle rive del Lago Maggiore, dove trascorre ancora i mesi invernali. Ha conseguito il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dopodiché ha intrapreso un viaggio in Sud America. Il viaggio, inizialmente previsto per tre mesi, si è concluso tre anni dopo, quando era piena di impressioni e idee. In seguito, iniziò a dedicarsi alla scultura in Ticino, prima con il legno, poi con la pietra. Per realizzare un’opera di grandi dimensioni in pietra, si recò per la prima volta a Carrara, storico e imponente centro di scultura. Lì, inizialmente affittò uno spazio in un laboratorio condiviso per diversi anni, finché, nel 1995, ebbe l’opportunità di acquistare un terreno nelle immediate vicinanze di una cava – una cava nota come la “madre di tutte le cave”, il che suggerisce che sia una delle più antiche – e di fondare il suo studio, Artemisia. Un’area coperta adibita a laboratorio e diverse roulotte fungono da spazio di lavoro dalla primavera all’autunno. Espone le sue opere, realizzate principalmente in marmo di Carrara, nel suo giardino di sculture. Trascorre in Ticino solo i freddi mesi invernali, dove si dedica principalmente al disegno. In questi anni sono state create letteralmente centinaia di sculture, e non conosco nessun altro artista che si dedichi in modo così esclusivo e intenso al suo lavoro scultoreo: un percorso irto di ostacoli sotto diversi aspetti. Le sue sculture vengono create direttamente sul blocco di pietra, non su carta; instaura un dialogo intenso con l’opera originale, lascia le superfici intatte e, negli ultimi anni, ha iniziato sempre più a plasmare lo spazio interno dei corpi, dissolvendo la scultura come oggetto nello spazio anche dall’interno. Realizzate con maestria, le sue opere conservano spesso dettagli grezzi e naturali, che conferiscono agli oggetti un grande senso di vitalità. Le sue sculture sono gestuali e leggere quanto i suoi disegni”. (B.C.)

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