
Carrara Duomo di Carrara gremito da centinaia di persone per la riapertura, oggi sabato 10 gennaio, dopo la chiusura decisa dal parroco moderatore don Piero Albanesi, a seguito di cinque furti in quattro mesi di cui l’ultimo particolarmente grave e sacrilego, ovvero il furto di due pissidi (i contenitori sacri) e delle ostie consacrate. Doppia celebrazione: dalle 17, l’adorazione eucaristica, e dalle 18 la messa concelebrata da parte di tutti i sacerdoti del centro città, oltre a don Raffaello storico parroco del Duomo, e dal vescovo Mario Vaccari.

Don Piero ha annunciato che d’ora in poi il Duomo non resterà più chiuso; ha spiegato che le due pissidi sarebbero state trovate dai carabinieri questa mattina. Ha ricordato che quanto accaduto è stato “un evento improvviso e tremendo”. E la comunità, ha aggiunto, ne è stata colpita, moltissime le manifestazioni di vicinanza, dalle autorità ai tantissimi cittadini, compresa Rosetta che tra poco compirà 105 anni e gli anarchici che hanno un circolo nella stessa piazza del Duomo. “Questo buio – ha detto ancora – è un’occasione per apprezzare la luce, la luce della nostra città, delle decine di volontari che si fanno prossimo, la luce che ha illuminato più di duemila persone venute a visitare i presepi, la luce della presenza dei nostri ragazzi al centro giovanile, la luce che vogliamo riaccendere visitando le famiglie per la benedizione annuale; e ancora i tanti progetti anche sul nostro Duomo, la biblioteca, la facciata, gli scavi archeologici e domani la festa del battesimo di Gesù. 21 i bambini battezzati nel 2025, domani saranno battezzati due neonati”. E ha aggiunto: “Un’amica ha ricordato in televisione: “Non abbiamo più neanche dove andare a pregare”. Le porte del Duomo come delle nostre chiese non possono stare chiuse per paura, non potranno e non saranno mai chiuse, perché questa è la nostra casa. Abbiamo visto il buio per riscoprire la bellezza di tanta luce che ci abita”.
Ma ecco in dettaglio le parole di don Piero: “Caro Padre Mario, nostro pastore
cari rappresentanti delle istituzioni e delle forze politiche, civili e militari. Associazioni di volontariato sociale, fratelli e sorelle tutti
Al termine di questo tempo nel quale abbiamo più volte pregato davanti al Bambino e ci siamo ritrovati come comunità a pregare il Signore della vita implorando il dono della pace, la nostra comunità è stata funestata da un evento improvviso e tremendo.
Ci siamo salutati il giorno dell’Epifania con il consueto “Buona Pasqua” e da lì a poco nessuno avrebbe immaginato che ci saremmo trovati smarriti come la Maddalena al sepolcro che si dispera perché le hanno portato via il Signore e non sa dove l’hanno messo!
Abbiamo avuto paura del sepolcro vuoto, di quel buio, come quelle donne che vanno ancora con il buio al mattino… e siamo entrati in un Sabato santo, in un tempo di attesa dove la Grazia non ha mancato di farsi sentire.
Centinaia di persone hanno espresso dolore e tristezza, nel modo più maturo che si potesse pensare, senza vendetta, in modo disarmato, e il Signore si è mostrato in atti di affetto, da chi ha telefonato come Rosetta che compirà tra poco 105 anni, a chi governa la città, alle forze dell’ordine che hanno fatto di tutto per ritrovare quanto rubato, e poi ancora chi ha rilasciato testimonianze di amicizia forse non aspettate come gli amici anarchici del circolo qui in piazza, a chi comunque ha attivato mente e cuore per riflettere oltre l’emotività del momento, oltre il buio.
Forse il Signore ci ha detto che non patiremo, che lui non patirà più? Anzi! Ma ci ha sempre sostenuto dicendoci “io sarò con voi”, e allora dove se non nel Santissimo sacramento?
In quell’oltre dei discepoli di Emmaus: dopo aver spezzato il pane lo riconobbero… ma lui scomparve alla loro vista e fece come se dovesse andare oltre, e allora lo riconobbero…
Che cosa grande ci hai dato, e forse hai consentito tutto questo perché ce ne accorgessimo.
Perché potessimo scoprire quante occasioni ci dai, e come a una nostra preghiera ti fai pane per tutti. “Per voi e per tutti” come diciamo nella preghiera consacratoria. Dove sono questi per tutti… e quanto ci ricordiamo che questa comunione è per tutti e che questo è affidato a noi?
Un Signore che è nel tabernacolo, fisicamente nelle nostre chiese come nel nostro cuore, per essere portato fuori, mangiato o distribuito a un’umanità affamata e assetata di qualcosa che levi la fame e la sete.
Affamata relazioni vere, di essenzialità, di compassione, di relazioni di pace, affamata di Dio che è amore, anche se non lo sa.
Cosi è anche per queste persone che incoscientemente si sono avvicinate a questo pane consacrato, sono anche loro quei tutti a cui il Signore ci chiede di rivolgerci.
Da questo buio una luce nuova può illuminarci, è la luce che dice alla nostra chiesa di Carrara: senza di me invano faticano i costruttori, senza di me non potete costruire un Regno nuovo. E allora questo buio è l’occasione per apprezzare la luce. La luce della nostra città, delle decine di volontari che si fanno prossimo, la luce delle duemila persone venute a visitare i presepi, la luce della presenza dei nostri ragazzi del centro giovanile, la luce che vogliamo riaccendere visitando le famiglie per la Benedizione delle case, e ancora i tanti progetti anche sul nostro Duomo, la biblioteca e la chiusura del primo lotto di lavori alle facciate, gli scavi archeologici, con il ritrovo domani, festa del Battesimo di Gesù, dei bambini battezzati nel 2025 – e sono stati 21, e il Battesimo di due nuove creature, Olimpia e Bluma.
Un’amica ieri in un’intervista televisiva guardando il Duomo ha detto: ora non abbiamo più nemmeno dove andare a pregare.
Le porte del Duomo, come delle nostre chiese, non possono stare chiuse per paura, non potranno stare chiuse. Questa è la casa di tutti.
Abbiamo visto il buio per riscoprire la bellezza di tanta luce che ci abita, che sia occasione: per questo ringraziamo, facciamo eucarestia. IO SONO CON VOI FINO ALLA FINE DEL MONDO, dice il Signore. Tra poco si rinnoverà il prodigio e il pane nuovo sarà consacrato. Ci sarà un pane nuovo, per crescere in fraternità e accoglienza. Lo abbiamo risentito e riscoperto, Grazie Signore perché non ci lasci soli, e abbi pietà di noi”.
(M.B.)

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