
Massa Molto seguito e partecipato il convegno di ieri pomeriggio, nella sala consiliare del Comune di Massa, promosso dalla Camera Penale di Massa-Carrara dal titolo “Il referendum sulla giustizia – Le ragioni del Sì”. Ospiti, due celebri studiosi del diritto, il prof. avv. Giovanni Maria Flora, già ordinario di diritto penale all’Università degli Studi di Firenze, ed il prof. Giorgio Spangher, professore emerito di diritto processuale penale presso l’Università La Sapienza di Roma e presidente del Comitato Pannella Sciascia Tortora per il sì alla separazione delle carriere, oltre che ex componente del Consiglio superiore della magistratura dal 2002 al 2006. Nella presentazione del convegno era stato spiegato che “il motivo della presenza di due professori è dettato dal far comprendere a tutti che per l’Unione delle Camere Penali la battaglia per il Sì alla separazione delle carriere è una battaglia tecnica non politica, di civiltà non di schieramento”.

Moderatore Massimo Braglia, già capo servizio della Redazione di Massa-Carrara del Tirreno, ora ideatore e curatore della pagina www.brandcarrara.it.

Presenti, fra gli altri, i parlamentari Andrea Barabotti e Alessandro Amorese, l’ex consigliere regionale Giacomo Bugliani, avvocato. Dopo i saluti del sindaco di Massa Francesco Persiani, il presidente della Camera Penale apuana, l’avvocato David Giovanni Cappetta, e la vice, Claudia Volpi, hanno introdotto il dibattito, di sicuro interesse per la platea.

Nelle domande, il moderatore ha portato anche il punto di vista del No, a partire dalle preoccupazioni espresse dallo scrittore Roberto Saviano e dal procuratore Nicola Gratteri, e non solo, ha anche chiesto se tutto sommato non sarebbe stato sufficiente introdurre solo il sorteggio per il Csm, e c’è stato spazio anche per le domande del pubblico, in particolare da parte del sostituto procuratore Marco Mansi. Con grande chiarezza e pacatezza, i professori Spangher e Flora, hanno espresso le motivazioni che li hanno spinti a scegliere il sì. Innanzitutto, è stato ricordato, il no lascerebbe lo status quo, e quindi le problematiche sul tappeto resterebbero intatte. A partire dal cosiddetto correntismo, ma anche dal nodo dell’unico Csm che vede la magistratura requirente e giudicante nello stesso organismo, e in qualche modo interdipendenti per le rispettive carriere. Con il sì, è stato spiegato, ci sarà una netta separazione dei ruoli nel processo, e soprattutto un giudice davvero terzo. Molto utile anche le spiegazioni strettamente tecniche, sul perché è un referendum per il quale non serve il quorum, su quali articoli della Costituzione si va a intervenire e con quali garanzie, quali possibili scenari. Anche la Camera penale da parte sua ribadisce le ragioni del sì: “Udienza più trasparente: chi decide non appartiene alla stessa struttura o carriera di chi accusa; questo rende più credibili ed equi esami e controesami dei testimoni”, e ancora: “Regole chiare: il giudice applica la legge, senza pressioni organizzative condivise con l’accusa; la decisione è più comprensibile e autorevole”; “Integrità: procedure di astensione del magistrato in caso di incompatibilità e gestione dei conflitti sono più semplici da applicare quando le funzioni sono separate per struttura e carriera”; inoltre “Tempi migliori: responsabilità nette e supporti organizzativi distinti e dedicati riducono i passaggi superflui e migliorano la qualità delle motivazioni”.
Insomma, quasi tre ore che sono filate via grazie alle brillanti risposte dei relatori, che hanno arricchito le argomentazioni con esperienze personali “sul campo”. (B.C.)

Lascia un commento