Carrara Un viaggio che ha unito innovazione, spiritualità, inclusione
sociale e valori universali. Il 12 maggio il carrarese, Nicola Orlandi (nella foto),
facilitatore digitale e referente generale per la facilitazione
digitale nella Pubblica Amministrazione in Val di Magra, ha
accompagnato nella Capitale un gruppo di 30 corsisti del progetto
“Non è mai troppo tardi”, rappresentativi dei sette Comuni della
Val di Magra e della città di Carrara, in un’esperienza destinata
a lasciare un segno profondo.

https://www.brandcarrara.it/proroga-a-tutto-il-2026-per-lapprezzato-facilitatore-digitale-nicola-orlandi-e-il-13-maggio-udienza-dal-papa-leone-xiv/
L’iniziativa, come si spiega in una nota, è nata dopo la Benedizione Apostolica ricevuta da Sua Santità Papa Leone XIV e si inserisce in un più ampio percorso
dedicato all’inclusione sociale, alla partecipazione e alla
crescita culturale, con l’obiettivo di rendere il digitale uno
strumento realmente accessibile a tutti, senza lasciare indietro
nessuno.
Durante la permanenza romana, il gruppo ha avuto l’opportunità
di visitare esternamente il Dipartimento per la Trasformazione
Digitale, simbolo dell’impegno istituzionale verso l’innovazione
tecnologica e la modernizzazione dei servizi pubblici al servizio
dei cittadini.
Il giorno successivo, il momento più atteso: la partecipazione
all’Udienza Generale di Sua Santità Papa Leone XIV. Un evento
vissuto con intensa emozione dai partecipanti del gruppo “Non è
mai troppo tardi”, molti dei quali hanno percepito l’esperienza
come un autentico momento di crescita umana e spirituale.
In qualità di capogruppo e nell’ambito del proprio ruolo di
facilitatore digitale, Nicola Orlandi ha inoltre provveduto a
depositare presso la Gendarmeria Vaticana una serie di doni
personali e realizzati dai corsisti, come segno di omaggio e
riconoscenza verso il Santo Padre.
La giornata è poi proseguita tra le vie e i quartieri della
Capitale, in un clima di condivisione e scoperta del territorio,
fino a culminare in uno dei luoghi più simbolici della
cristianità: la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, custode
delle spoglie di Papa Francesco e luogo di profonda spiritualità.
Ma è proprio nel significato dei doni consegnati al Pontefice
che emerge il cuore più profondo dell’iniziativa.
Tra gli omaggi destinati a Papa Leone XIV, si fa notare nel comunicato, figurano una scacchiera e uno zucchetto, accompagnati da una lunga riflessione
sul tempo presente, sulle fragilità dell’umanità, sul valore della
pace e sulle sfide della società contemporanea.
“La scacchiera rappresenta la grande scacchiera della storia”,
spiega Orlandi. “È il luogo simbolico in cui si intrecciano destini, responsabilità, visioni e scelte. È l’immagine della società contemporanea, nella quale convivono forze diverse,
talvolta in armonia, talvolta in tensione, ma sempre chiamate al
confronto e al dialogo”.
Una metafora potente, nella quale ogni pezzo assume pari
dignità: dalla torre al più umile pedone. Un messaggio chiaro:
nessuno è insignificante e ogni persona può contribuire alla
costruzione del bene comune.
La scacchiera diventa così anche simbolo di pace, armonia e
riconciliazione tra i popoli, soprattutto in un tempo segnato da
guerre, crisi umanitarie e profonde divisioni sociali. Un richiamo
che si collega direttamente all’insegnamento della Pacem in Terris
di San Giovanni XXIII, fondata sui valori della verità, della
giustizia, dell’amore e della libertà.
Nella riflessione di Orlandi emerge anche il legame con il suo
impegno quotidiano come facilitatore digitale. “Oggi il divario
digitale rappresenta una delle più grandi fratture sociali”,
sottolinea. “C’è chi può accedere liberamente alla conoscenza e
chi rischia invece di esserne escluso. Per questo è fondamentale
lavorare affinché ogni pezzo della società possa partecipare
pienamente”.
Un pensiero che richiama anche il motto Humilitas del Beato
Giovanni Paolo I, vissuto come guida morale nel servizio agli
altri e nella costruzione di una società più inclusiva.
La scacchiera richiama inoltre la necessità dell’equilibrio:
come in una partita, anche nella realtà globale ogni elemento deve
poter dialogare e contribuire affinché si costruisca una pace
autentica fondata sulla dignità umana, sulla solidarietà e sulla
giustizia. Un insegnamento che San Giovanni Paolo II ha più volte
richiamato nel suo magistero, ricordando come la pace sia il
frutto di un equilibrio dinamico tra verità, giustizia e
fraternità. Accanto alla scacchiera, il dono dello zucchetto assume un
valore altrettanto simbolico: rappresenta la missione pastorale
del Santo Padre e la necessità, oggi più che mai, di una guida
capace di orientare le coscienze verso il dialogo, l’incontro e la
fraternità. “Questo dono vuole essere non soltanto un omaggio”, conclude
Orlandi, “ma anche un auspicio: che sulla grande scacchiera della
storia ogni mossa possa essere guidata da saggezza,
responsabilità, giustizia e spirito di fraternità, nella speranza
di una pace autentica e duratura tra tutti i popoli”.
Un’esperienza intensa e profondamente significativa, che ha
saputo unire il valore della comunità, il dialogo tra generazioni,
la trasformazione digitale e il desiderio universale di pace.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *