
Massa “Giacomo Bongiorni ha fatto la cosa giusta”, “Ora la comunità non si lasci distruggere dall’odio”, “Serve un patto educativo”. Sono queste alcune delle frasi del vescovo Mario Maccari durante l’omelia della cerimonia funebre in occasione dei funerali imponenti di Giacomo Bongiorni. La Basilica Cattedrale di Massa, come sottolinea in una nota l’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli (anche le foto che pubblichiamo sono stesso Ufficio comunicazioni sociali), non è riuscita a contenere le migliaia di persone accorse per partecipare ai funerali di Giacomo Bongiorni, il 47enne padre di famiglia, ucciso nel centro città nella notte di sabato scorso. Alla celebrazione di oggi sabato 18 aprile hanno partecipato le autorità civili e militari, alcuni sacerdoti diocesani e i rappresentanti della Chiesa ortodossa romena, presente sul territorio apuano con alcune comunità. Tutti per stringersi attorno alla famiglia di Giacomo, colpita da una tragedia indicibile. I paesani di Mirteto avevano una maglietta con l’immagine di Giacomo e la scritta “Vola alto fratello mortegian”.




“Siete stati raggiunti da qualcosa di ingiusto e brutale – ha detto fra l’altro il vescovo monsignor Mario Vaccari nel corso dell’omelia, rivolgendosi ai familiari – Non c’è gesto che restituisca quello che vi è stato tolto. Quello che posso dirvi è che questa comunità — la città di Massa, la diocesi, le persone che vi vogliono bene — non vi lascia soli, quando le telecamere se ne saranno andate e il silenzio tornerà a pesare”. E poi rivolgendosi al figlio 11enne: “Al figlio, che ha tenuto la mano di suo padre quella notte e gli ha chiesto di alzarsi, voglio dire una cosa sola: tuo padre era un uomo buono. Quello che ha fatto era giusto. Portalo con te”.
E ancora: “Non sto chiedendo alla famiglia di Giacomo di perdonare chi lo ha ucciso. Non è questo il luogo, non è questo il momento, e non spetta a me dirlo. Le colpe individuali hanno il loro percorso — davanti alla giustizia degli uomini prima, e davanti a Dio poi. Parlo di qualcosa di diverso. Parlo di perdono e riconciliazione che intendono tessere e riparare quel tessuto sociale che si è lacerato: la capacità di una comunità di non lasciarsi distruggere dall’odio, di non cedere alla logica dello scontro, di non dividere la città in fazioni contrapposte dove ognuno urla la sua parte senza ascoltare l’altra”. “Per questo rivolgo un appello diretto alle istituzioni: al Comune, alla Prefettura, alle scuole, ai servizi sociali. Non solo più controllo — anche quello, se serve — ma qualcosa di più difficile: un’alleanza. Un patto educativo vero, che metta attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti che hanno a che fare con la crescita dei giovani in questa città”.

Nella sua omelia, il vescovo Mario Vaccari era partito citando la mamma e la cugina di Giacomo. Aveva infatti iniziato così: “Stava trascorrendo la serata di sabato con la sua compagna Sara, con suo figlio di undici anni, con alcuni amici. Ha visto dei ragazzi comportarsi male e ha detto loro qualcosa. La morte di Giacomo Bongiorni è stata causata dalle gravi lesioni riportate durante l’aggressione: pugni e calci sferrati con violenza che hanno provocato traumi risultati fatali. L’aggressione sviluppatasi in più fasi a partire da un giusto richiamo per una bottiglia di vetro rotta, rivolto a un gruppo di ragazzi, in pochi istanti è degenerata! Potrei dire molte cose. Ne dico una sola, per prima: Giacomo ha fatto una cosa giusta. Una cosa semplice e giusta. E questa chiesa, oggi, è qui anche per raccogliere la sua voce, il suo richiamo. In questi giorni ho incontrato la famiglia di Giacomo. Ma in particolare nella notte della Fiaccolata – seguita in silenzio da una moltitudine di cittadini scossi e colpiti dalla vicenda – al termine del percorso, presso il punto dove è stato ucciso Giacomo, in quella parte di piazza ora coperta di tantissimi fiori, ho ascoltato queste parole che ancora sono impresse nel mio cuore. Dalla cugina «Qui Giacomo ha trovato la sua fine, da qui deve nascere qualcosa.» E poi dalla mamma seduta in lacrime in quel punto della piazza: «Spero che il sacrificio di mio figlio non sia stato vano, ma segni un nuovo inizio.» Due donne nel dolore più acuto che si possa immaginare. E tutte e due, invece di chiudersi, hanno aperto. Invece di fermarsi alla fine, hanno cercato un inizio. Non lo so come si fa. So che è una cosa grande. E so che questa omelia, in fondo, non fa altro che provare a stare all’altezza di quelle parole”.
Il sindaco Francesco Persiani sui social ha sottolineato: “Oggi la nostra comunità si è stretta attorno alla famiglia di Giacomo Bongiorni. Una partecipazione così ampia, composta e sincera è il segno di una città che sa fermarsi, che sa rispettare il dolore, che sa riconoscersi nei momenti più difficili, che come ci ha ricordato il Vescovo Fra’ Mario Vaccari nella commovente omelia ha saputo guardarsi in faccia. È il tempo del silenzio, del rispetto e della vicinanza. A nome dell’Amministrazione comunale rinnovo il cordoglio più profondo e la nostra presenza accanto ai familiari, con discrezione e rispetto. In giorni come questo non servono parole. Serve esserci. Come comunità”.

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