Carrara Fa discutere la decisione di palazzo civico di assegnare le quantità escavabili previste dai Pabe, i Piani attuativi dei bacini estrattivi e dal successivo regolamento. A sollevare il problema, in particolare, Legambiente Carrara, Arci comitato provinciale Massa-Carrara e la Commissione Tam (Tutela ambiente montano) del Cai di Carrara.

https://www.brandcarrara.it/carrara-la-sindaca-arrighi-sul-marmo-puntualizza-nessun-incremento-ma-un-calo-del-42-per-cento-rispetto-alle-quantita-sostenibili-previste-dai-pabe/
Come scrivono in una nota, “La scelta del Comune di consentire alle cave di escavare fino al 20% di marmo in più è figlia del Piano regionale cave, dei PABE (approvati nel 2020/21) e del Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili (approvato nel 2025). Tutti provvedimenti sui quali, a suo tempo, abbiamo espresso giudizi fortemente negativi, sia sul piano più generale sia con specifiche osservazioni.
Aldilà del peccato originale, la decisione di utilizzare oggi la possibilità di incrementare le quantità sostenibili è una scelta profondamente sbagliata, piena di contraddizioni e persino poco utile per raggiungere l’obiettivo che intenderebbe ottenere, cioè più occupazione”. A loro avviso, “La prima macroscopica contraddizione sta nella dichiarazione che, in cambio dell’incremento, le aziende dovranno realizzare progetti per proteggere e curare l’ambiente. È chiaro che l’escavazione è di per sé un danno ambientale irreversibile che distrugge il paesaggio e consuma suolo; dunque, aumentando le quantità escavate non si fa altro che ferire di più la montagna: altro che proteggerla!
Se poi si intende che le aziende dovranno evitare di inquinare le sorgenti e portar via le terre di scavo, questo è già un loro obbligo, non certo un merito che debba essere premiato. L’altra contraddizione – proseguono i firmatari – la notiamo con i toni trionfalistici dello scorso gennaio quando, alla presentazione dei dati dell’Osservatorio sul marmo alla Camera di Commercio, la Sindaca sottolineava con orgoglio la diminuzione dell’escavato (600 tonnellate di marmo in blocchi, l’11% in meno del 2024) e la contestuale crescita dell’export e della filiera, frutto anche delle politiche del Comune che aveva saputo raccogliere la sfida della legge 35/2015, valorizzando i materiali e contenendo i volumi escavati. Se dunque la diminuzione dell’escavato era un fattore positivo e un merito, perché dopo pochi mesi si cambia opinione e si concede alle aziende di escavare un 20% in più?”. Non è finita: “Un altro aspetto grave di questa scelta è la perseveranza “diabolica” con cui si utilizza la logica della premialità, che già si è dimostrata inefficace nella vicenda dell’art. 21, rinunciando anche, di nuovo, alla potestà pianificatoria del Comune che demanda l’individuazione delle opere da realizzare alle aziende stesse, invece di avocarla a sé. Infatti, nel Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili, come avevamo già sottolineato nelle note inviate alla Commissione marmo, la definizione dei progetti da presentare per accedere all’incremento è molto generica e affidata alle aziende, mentre il Comune avrebbe dovuto riservarsi il potere di indicare la tipologia dei progetti necessari e le loro modalità di realizzazione. (A titolo d’esempio avrebbe potuto cogliere l’occasione per dare inizio alla grande opera di messa in sicurezza della città dalle alluvioni attraverso la realizzazione dei ravaneti spugna.) In sostanza la scelta dell’Amministrazione, già prefigurata nel Piano regionale cave, nei PABE e nel Regolamento, è quella di non mettere in alcun modo in discussione il modello estrattivista che impera anche a Carrara e va in direzione esattamente opposta a quanto chiediamo da tempo: una sensibile riduzione dell’escavazione, privilegiando le cave con materiale non fratturato e dismettendo quelle con altissima e continuativa produzione di scarti, e la creazione di una filiera di qualità che possa rivitalizzare il tessuto sociale ed economico della nostra città. Quanto all’obiettivo di incrementare l’occupazione, del tutto condivisibile, ribadiamo che tutti gli indicatori economici mostrano che il lavoro in cava è in costante diminuzione per l’utilizzo di macchinari sempre più efficienti, mentre la filiera di qualità appare l’unica strada per creare più occupazione. Anche su questo punto il Regolamento appare poco efficace sia per quanto riguarda le nuove assunzioni, se il testo approvato non ha posto rimedio ai limiti della proposta iniziale (il testo della delibera non è reperibile sul sito del comune), sia per quanto riguarda la definizione delle attività collegate al lavoro in cava che è estremamente generica”.
Alle critiche degli ambientalisti ha già risposto la sindaca Serena Arrighi. Si sono aggiunte anche altre voci contrarie al provvedimento, come quella dell’avvocato Vittorio Briganti, ex candidato a sindaco. Nel dibattito è entrato anche l’assessore allo sport, commercio e attività produttive, Gianmaria Nardi: “I Pabe – ricorda fra l’altro – sono uno strumento pianificatorio istituito per governare e assegnare le quantità di materiali alle imprese, una parte maggioritaria assegnata per via diretta, una minore attraverso uno strumento aggiuntivo non eccessivamente opzionale regolato da una graduatoria costruita da criteri di premialità. Noi a Carrara – aggiunge – siamo stati gli ultimi ad assegnare queste quantità mentre siamo stati i primi e gli unici ad applicare la filiera corta. Per più di due anni abbiamo tergiversato sull’applicazione di questo principio, proprio come gruppo PD, perché a Carrara da anni si escava meno di quanto i Pabe ci assegnano e alla fine ci siamo convinti perché sostanzialmente non c’era alternativa giuridica e perché alcune cave che avevano avuto fermi lavorativi negli anni precedenti con le quantità disponibili avrebbero rischiato di non completare i loro piani di escavazione e terminare nei fatti la produzione. Vorrei aggiungere che alla fine degli anni 90 a Carrara si escavavano oltre 5 milioni di tonnellate complessive e oggi esattamente meno della metà, sarà un caso ma questa brusca diminuzione ha coinciso con la contestuale crescita dell’applicazione normativa. Così come la tanto contestata scelta dei due anni di proroga della misurazione della tracciabilità ha avuto l’incontestabile pregio di andare d’accordo con una categoria poco praticata che è la realtà”. Questo per dire, sottolinea, che “tra il liberi tutti, le niente regole della destra e una visione bella e idealistica di Apuane senza escavazione, o una escavazione regolata più dalle aspirazioni ideali che dalle difficili e complicate vicende dei mercati, c’è una posizione di mezzo, molto criticata e poco affascinante, che però alla fine qualche buon risultato lo consegna. Onestamente mi sento orgogliosamente parte da lungo tempo di questa posizione che alla fine pur essendo molto criticata è un architrave indispensabile per quelle alleanze larghe che servono a contrastare un sempre più pericoloso e aggressivo “liberi tutti””.


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