
Carrara Partono i lavori di rifacimento di via Verdi e Sinistra Italiana e AVS, in una nota, scrivono di ritenere “fondamentale mettere al centro del dibattito cittadino una questione: quale modello di città si sta costruendo?”
E aggiungono: “Mentre il cambiamento climatico rende sempre più frequenti gli eventi meteorologici estremi e i costi umani e ambientali sono sempre più impressionanti, il rapporto di Legambiente “Città clima” 2025 ci mostra che i danni subiti in Italia da questi fenomeni ammontano a 11,9 miliardi di euro. Per di più la nostra provincia è tra le prime dieci più colpite d’Italia. In questo scenario, forse, se abbiamo veramente a cuore la nostra città e le future generazioni che la abiteranno, dobbiamo avere il coraggio di chiederci se i progetti di oggi rappresentino la risposta adeguata per la cura del domani.
La nostra è una critica costruttiva – spiega il segretario Carlo Perazzo –: è giusto che un progetto di riqualificazione urbana dall’importante costo di oltre 2,3 milioni di euro, nel cuore della città, non preveda nemmeno un euro per il verde urbano? Cosa aspettiamo a sviluppare progetti di depavimentazione e piantumazione come stanno facendo con importanti risultati città italiane e del resto del mondo? Dalla documentazione disponibile non risulta alcuna nuova alberatura, aiuola o altra significativa infrastruttura verde. In una strada che viene presentata come un possibile “progetto pilota” per il futuro della città, è un’assenza che riteniamo grave”.
E ancora: “La scelta di una nuova pavimentazione in pietra arenaria è comprensibile per ragioni storiche e architettoniche e rappresenta un miglioramento rispetto all’attuale asfalto. Ma i problemi del presente richiedono maggiore coraggio e lungimiranza: non basta rifare una strada, bisogna ripensare lo spazio pubblico alla luce delle grandi urgenze del nostro tempo, mettendo al centro la vivibilità dei luoghi. Il verde è il grande assente del progetto. Di fronte a estati sempre più calde e alla carenza di verde urbano, ci chiediamo perché, se nel 2025 il progetto è stato aggiornato, su un investimento così rilevante non sia stata inserita alcuna voce di spesa per una vegetazione adeguata ed elementi mitiganti. Anche la gestione delle acque ci preoccupa, visto il rischio legato alle piogge intense e agli eventi alluvionali che interessa la nostra città. Il progetto sembra puntare soprattutto a raccogliere e allontanare l’acqua piovana attraverso canalette e punti di raccolta. In una città come Carrara, nel 2026, sarebbe invece necessaria una strategia di drenaggio capace non solo di allontanare l’acqua, ma anche, dove possibile, di trattenerla, infiltrarla e recuperarla, secondo il modello virtuoso della “città spugna”. La nuova pavimentazione, invece, con una soletta di 20cm di calcestruzzo armato rischia di essere sostanzialmente impermeabile.
Se si vuole che via Verdi diventi davvero un “progetto pilota” per la città, non sarebbe necessario avere il coraggio di mettere al centro questi elementi? Anche qualora gli interventi sul drenaggio non fossero ormai più modificabili, auspichiamo che almeno sul verde possano essere introdotte quelle integrazioni necessarie per rendere il progetto più adeguato ai bisogni del nostro tempo.
Forse la vera domanda che dovremmo porci non è tanto quanto costa rendere via Verdi – e Carrara in generale – più bella oggi; ma quanto ci costerà non renderla abbastanza ecologica per i prossimi decenni. Eppure le alluvioni passate e la devastazione delle Apuane dovrebbero averci insegnato qualcosa. Carrara non può continuare a progettare lo spazio pubblico guardando soltanto alla propria storica cultura della pietra. Abbiamo bisogno anche di una nuova cultura ambientale. Più ombra, più verde, più drenaggio e acqua recuperata; meno calore, meno cemento, meno alluvioni. Questo dovrebbe essere il vero obiettivo di una riqualificazione urbana nel 2026. Altrimenti ogni cantiere rischia di diventare un’occasione persa”, si conclude la nota.

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