
Carrara Ancora al centro del dibattito politico il tema della proroga dei tempi per rispettare il traguardo del 50% di lavorazione nella filiera locale del marmo estratto alle cave in regime di agro marmifero comunale. In questi giorni, Matteo Martinelli, consigliere comunale dei 5 Stelle, ex vicesindaco ed ex assessore al marmo, ha più volte attaccato l’amministrazione in carica, sia sui social che sui giornali, sottolineando che si tratta di una proroga “senza chiedere nulla in cambio alle imprese, e senza chiedere la penale ( da 50.000 a 200.000 euro) prevista dalla giunta De Pasquale; le aziende potenzialmente coinvolte sono 33”, e aggiungeva: “Fate la moltiplicazione per capire quanti soldi mancheranno al Comune!”.
La maggioranza consiliare e dell’amministrazione comunale interviene con un comunicato congiunto e osserva: “Da qualche mese a questa parte il consigliere Martinelli ci ha ormai abituato a uscite in ordine sparso contro tutto e tutti.
Un atteggiamento che non può che lasciare stupiti e amareggiati non solo perché Martinelli rappresenta in città un movimento che con noi governa la Toscana e assieme a noi sta affrontando tutti gli appuntamenti elettorali, ma anche perché non ci dimentichiamo la lunga trattativa che proprio il consigliere Martinelli ha condotto con noi per entrare in questa giunta. Eppure per Martinelli sembra che ormai l’importante sia unicamente spararla sempre più grossa.
Uno degli ultimi leitmotiv della narrazione tossica di Martinelli è quello che, spostando in avanti il momento di verificare la lavorazione in loco, l’amministrazione rinuncerebbe a una cifra variabile tra 1,5 e i 6 milioni di euro.
Questo non è vero e il primo a saperlo dovrebbe essere proprio il consigliere Martinelli”. E si aggiunge, fra l’altro: “La verità è che quella cifra di cui parla non solo sarebbe una tantum, ma soprattutto non andrebbe a coprire nemmeno la metà di quanto verrebbe a mancare, per chissà quanto tempo, nelle casse comunali, se si andasse a decadere circa metà delle cave attive. Se si seguisse la linea indicata dal consigliere Martinelli tra pochi mesi 33 cave dovrebbero chiudere con centinaia di lavoratori diretti, e ancora di più nell’indotto, che resterebbero a casa. E’ vero, d’altro canto, che tutti loro sarebbero poi riassorbiti in base alla clausola sociale che è prevista dal regolamento delle gare che noi abbiamo approvato, ma è altrettanto vero che non ci sarebbero garanzie sui tempi.
Questa amministrazione, lo ricordiamo, ha già caducato una cava perché inadempiente. Da allora sono passati quasi tre anni, eppure ancora la concessione non è stata riassegnata non per mancanza di volontà, ma perché nonostante due gradi di giudizio che hanno dato ragione al Comune c’è ancora un ricorso pendente. Decadere 33 cave oggi vorrebbe dire esporre al rischio di far restare a lungo senza lavoro centinaia di lavoratori, vanificare gli sforzi di imprenditori che hanno fatto investimenti per portare ricchezza sul nostro territorio e, non ultimo, privare il Comune di risorse fondamentali e ben superiori a una cifra tra 1,5 e 6 milioni di euro. Questo però evidentemente – osserva ancora fra l’altro la maggioranza consiliare – al consigliere Martinelli non interessa, a lui interessa solo la vetrina personale, una vetrina molto simile a quella che si prese quando, allora vicesindaco, annunciò in pompa magna la sua geniale idea di strapagare la società Paradiso spa”.
Ricordiamo, aggiungiamo noi, che pochi giorni fa una sentenza del Tar ha stabilito che prima di decidere rispetto ai ricorsi di numerose imprese proprio contro la previsione dell’obbligo della filiera corta, è necessario attendere la pronuncia della Corte Costituzionale; Corte Costituzionale interpellata su questo tema dalla presidenza del Consiglio dei ministri nel novembre 2025. Di conseguenza, in ogni caso, appare difficile andare a caducazione o al pagamento di penali, con un ricorso pendente davanti alla Corte Costituzionale, in caso di sconfitta ci sarebbe il rischio da parte dell’amministrazione comunale di dover affrontare ulteriori carte bollate con la certezza della soccombenza, a fronte del pronunciamento insormontabile della Corte Costituzionale stessa. (B.C.)

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