
Carrara Si è tenuta l’annunciata manifestazione “Verde urbano, benessere umano”, indetta da Italia Nostra per sollecitare, fra l’altro, la “reale tutela e l’incremento del verde urbano; l’effettiva attuazione del Regolamento del verde urbano; per mantenere le alberature sane e di pregio (vedi i 10 pini della salita di San Ceccardo)”; e ancora “per una sollecita riqualificazione della Salita di San Ceccardo con alberi ad alto fusto e non con gli arbusti; per la realizzazione del Parco pubblico di Villa Ceci; per il ripristino delle numerose alberature mancanti in tutte le aree pubbliche, in primi Caravella”.
Come riassume sui social il professor Riccardo, al sit-in sotto il Comune hanno parlato Piero Donati, Presidente Italia Nostra Apuo lunense, Bruno Giampaoli, presidente Italia Nostra Massa e Montignoso, Gino Paolini, Letizia Smerzi e lo stesso Canesi; poi, un “sopralluogo” ai 10 pini superstiti della Salita di S. Ceccardo.
Nel suo intervento il professor Riccardo Canesi ha sottolineato fra l’altro che “Potenziare il verde pubblico non ha solo implicazioni ambientali ma sanitarie”, anche alla luce di quanto vediamo oggi, e che è quindi “necessario prendere adeguate contromisure, senza rimandare a domani ciò che possiamo fare oggi”. L’invito, anche a fronte di una popolazione sempre più vecchia, “a Carrara il 36,5% della popolazione ha più di 60 anni e quindi è molto vulnerabile e fragile”, è quello di “riprogettare, al più presto (non aspettando la prossima crisi) la nostra città.
Una priorità deve essere quella del verde urbano diffuso. Non solo la realizzazione del tanto auspicato parco di Villa Ceci e il rimboschimento delle pinete, occorre portare alberi e spazi verdi lungo le strade e nei quartieri più densamente popolati”. Chiede inoltre di predisporre anche a Carrara dei “rifugi climatici”, ovvero “spazi pubblici chiusi con aria condizionata, insieme ovviamente a parchi e giardini”, per difendersi dal grande caldo. Quindi, “Nell’immediato, per affrontare l’emergenza e il rischio per i più fragili, sarebbe urgente stilare una guida dei “rifugi climatici” comunale e soprattutto assicurarsi, con l’assessorato al sociale e l’Asl, che i più vulnerabili possano accedervi”.
E ancora, “Sarebbe necessario, anche se non è facile, seguire la regola del 3-30-300 da un’idea dell’ecologo forestale olandese Cecil Konijnendijk. 3 alberi per ogni casa, 30% della superficie di ogni quartiere occupata da chioma arborea, 300 metri dal più vicino parco o spazio verde. Almeno provarci! Senza farsi condizionare troppo dai soliti piagnistei di chi difende solo il proprio “particulare”, dal basso del suo egoismo e della sua ignoranza. Non ci sono alternative!”.

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