
Carrara Marco Grimaldi, parlamentare di Avs (Alleanza Verdi Sinistra) ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini e al Ministro della difesa Guido Crosetto con la quale chiede di fare chiarezza sul transito di esplosivi dal porto di Marina di Carrara.
Nella premessa, ricorda che “da un’inchiesta di Linda Maggiori su Altraeconomia emerge un quadro preoccupante relativo al transito di materiali esplosivi nel porto di Marina di Carrara; secondo quanto riportato nell’articolo, sulla base di documentazione acquisita tramite accesso agli atti presso la Capitaneria di Porto, transiterebbero annualmente nel porto di Carrara quantitativi molto elevati di esplosivi classificati come 1.1D, una categoria che comprende materiali ad altissimo rischio, caratterizzati dalla possibilità di esplosione a catena”. E ancora, aggiunge, “i dati forniti evidenziano che nel 2025 sono uscite dal porto 934 tonnellate di merci esplosive di cui 814 tonnellate di esplosivi con classe di rischio 1.1D, circa 45 tonnellate di classe 1.4S (munizioni) e 62 tonnellate di classe 1.4C (propellenti), mentre sono entrati 735 tonnellate di esplosivi quasi tutti in classe di rischio 1.1D. In totale, nel piccolo porto di Carrara, a 200 metri dalle prime case, sono passati oltre un milione e mezzo di chilogrammi di esplosivi all’interno di 229 container, quasi un container al giorno”. Aggiunge l’onorevole Grimaldi: “Da quanto si apprende, diversi soggetti istituzionali e operativi, tra cui Protezione Civile e amministrazione comunale, non sarebbero stati pienamente informati circa la natura e l’entità di questi transiti. Al tempo stesso, risulterebbero aperte questioni riguardanti l’organizzazione dei servizi di emergenza e la capacità di risposta in caso di incidente rilevante. Particolarmente inquietante appare il fatto che la cittadinanza non sia stata adeguatamente informata dell’eventuale presenza e movimentazione di tali quantitativi di materiale esplosivo in un’area densamente abitata e interessata da attività economiche, turistiche e portuali; alcune spiegazioni hanno ricondotto questi transiti alle esigenze delle cave di marmo del territorio. Tuttavia, i quantitativi indicati dall’inchiesta giornalistica appaiono tali da rendere necessarie ulteriori verifiche e chiarimenti pubblici circa la loro effettiva destinazione e il loro utilizzo”. Da qui le domande ai ministri, innanzitutto “se siano a conoscenza di quanto riportato in premessa e se, per quanto di propria competenza, possano fornire informazioni sui quantitativi di merci esplosive effettivamente transitati negli ultimi anni nel porto di Marina di Carrara e quale sia la destinazione finale di tali materiali”, e ancora, “quali enti siano stati informati e coinvolti nelle procedure di autorizzazione e controllo; se esistano dei piani di emergenza specifici e aggiornati per affrontare eventuali incidenti che coinvolgano materiali esplosivi classificati come 1.1D”.
Sul tema, ecco la replica dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale: “Si precisa che non rientra nell’ambito di competenza di questa Autorità di sistema portuale il controllo delle merci movimentate in porto, in arrivo e partenza, attività che ricade invece nei compiti di monitoraggio propri dell’ADM – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, autorità regolatoria di vigilanza e di controllo operante nei settori della Dogane delle Accise e dei Monopoli.
Le tematiche legate inoltre alla security portuale, nella movimentazione di eventuali merci pericolose, ricadono peraltro sotto la competenza della locale Capitaneria di Porto e, per altri aspetti, di Questura, ADM ed altri organi di vigilanza preposti. Il tutto avviene con procedure che sono al di fuori dei nostri campi di azione. In sintesi, l’AdSP non è competente, ma gli organi di controllo portuale garantiscono procedure severe nel rispetto dei protocolli di sicurezza nazionali e internazionali che regolano questo tipo di transiti. Si tratta di procedure che regolano anche i trasporti stradali su cui gli enti portuali, evidentemente, non sono coinvolti. Inoltre, l’Ente non è tenuto a sapere quanti e quali esplosivi utilizzino le cave per portare avanti il loro lavoro”.

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