
Carrara Gravissimo lutto nel mondo dell’arte, per la scomparsa del pittore Romeo Buffoni. Aveva 67 anni. Da qualche tempo era alle prese con alcune complicazioni di salute, poi il ricovero al Noa e la scorsa notte il decesso. Lascia la compagna Renata, il fratello Guido, i nipoti, i parenti. La cerimonia funebre è in programma domani giovedì 9 aprile 2026, con partenza alle 14,30 dall’obitorio del Noa per il cimitero di Turigliano. Da alcuni anni era andato ad abitare a Marina di Carrara.

Romeo Buffoni era stato definito per anni il “pittore-cavatore”, perché in effetti per quasi trent’anni, da quand’era appena sedicenne, era stato anche cavatore. Era stato impegnato anche nel sindacato, visto che con Giovanni Pedrazzi e Giuseppe De Cesari aveva contribuito a dare vita ai Cobas del Marmo. E infatti aveva anche lanciato la proposta di un busto in marmo dedicato al “Pedro”.
Era un artista a tutto tondo, un artista creativo, ma anche un artista strettamente legato al suo tempo e al territorio, capace, in tandem con Robo, di opere di denuncia proprio sul mondo delle cave. Hanno fatto molto discutere il murale di vicolo dell’Arancio, che rappresentava le cave “macinate”, oppure l’installazione choc in occasione della Marble week del 2014, chiamata Marble R.i.p. una benna insanguinata piazzata nottetempo davanti al palazzo comunale; era il 2014, in quegli anni Buffoni era protagonista del collettivo Artisti del Borgo e dell’Atelier dell’Arancio, era fra i promotori del Simposio “con le mani” (nel senso che gli scultori creavano solo con scalpelli e strumenti non meccanici) di piazza del Duomo, proseguito per diversi anni con buon successo. Tutte iniziative che segnalavano la passione per l’arte ma anche per la città, per la rivitalizzazione del centro cittadino.

Era rimasto molto amareggiato quando da palazzo civico, nel 2017, gli erano state chieste – legittimamente, per carità – le chiavi di un fondo di 12 metri adiacente al suo studio di vicolo dell’Arancio e in cui proponeva mostre o esposizioni. Aveva confidato al Tirreno: «Hanno lasciato l’ennesimo fondo buio della città; eppure prima era uno dei pochi punti di luce. L’avevo arredato, ospitavo artisti ed era uno spazio libero. Sono ancora molto amareggiato, soprattutto perché in questa parte del centro oltre a un punto luce era un punto di aggregazione». Quel fondo, aveva aggiunto, lo aveva avuto nel 2005, all’interno del progetto Urban: affitto gratuito per l’artista, ma uno spazio senza fini di lucro. Poi, era stato richiesto indietro. Per chiuderlo, aveva organizzato una sbicchierata con un brindisi con gli amici di sempre: artisti e colleghi.
Raccontando il suo murale, aveva spiegato: “Rappresenta una macchina mangia-monti, con i cittadini-piccioni ridotti ad accontentarsi delle briciole». Nel 2012, un grande quadro di denuncia, con Robo e Elisabetta Costi: “Ai’er’na volta i monti, i baron i a’n fat i bagaron, al cararin, d’sgrazie, loz e polv’ron”, la scritta a corredo.
Carrara perde un valido e coraggioso artista, generoso. Lo ricorda l’avvocato Vittorio Briganti, amico e al suo fianco nella controversia con palazzo civico relativa al fondo di vicolo dell’Arancio: “Romeo era non solo un ottimo artista, era sempre vicino agli ultimi, disponibile con tutti, sempre pronto ad aiutare agli altri, e aveva l’idea fissa di rivitalizzare il centro storico, oltre al coraggio di segnalare gli eccessi dell’escavazione del marmo. Una grave perdita per Carrara”. Concordiamo, sicuramente una gravissima perdita.
La notizia del decesso ha provocato profondo dolore e cordoglio. Lo ricorda Andrea Ghinoi, titolare del bar tabaccheria di via Verdi angolo via VII Luglio e a sua volta anche artista: “Amico, pittore, cavatore, uomo della città sempre in primo piano per qualsiasi evento a favore della comunità. Fai buon viaggio, ti ricorderò per sempre per il tuo buon cuore. Ciao Romi”.
Massimo Braglia

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